Sempre in viaggio sul mare

Il più saggio di tutti marinai
lui che a terra non era sceso mai
ma vedeva lo stesso tutto il mondo
riflesso ... in ogni racconto
Edoardo Bennato Sempre in viaggio sul mare

giovedì 31 marzo 2016

Novità dalla bibliosfera #7

Rubrica in cui, ogni fine mese, vi terrò aggiornati su titoli, autori emergenti, voci di corridoio (etc) legati al mondo dei libri. Perché ogni buon lettore che si rispetti ... tiene sempre gli occhi aperti.


Un magnifico buongiorno a tutti, lettori!
Qui da me il cielo si è rivestito d'azzurro, un po' alla volta il mio stomacuccio sta procedendo al lavoro di smaltimento post-pranzo-pasquale e poi poi poi ... lunedì, dopo non so più quanti anni, sono tornata al vecchio cinema, allora Maestoso, oggi seconda sede Ciak City. Se penso che per me a dieci anni era un'icona, adesso piangerei per la poca cura che gli viene destinata.
Ma oggi, il giorno delle novità, non mi va di essere malinconica, muoio invece dalla matta voglia di presentarvi i cinque libri del mese.


Sinossi:
È la vigilia di Natale. Intorno alla tavola ci sono sette donne. Tutte le donne della vita di Vittorio, e lo stanno aspettando. Ma lui non arriva. Manda solo un enigmatico messaggio. Poche parole che rendono ancora più perturbante la sua assenza. Perché per ognuna di loro, in modo diverso, lui è il centro di un mondo: c’è la madre e c’è la sorella, ci sono la moglie, l’ex moglie e l’amante, la figlia adulta e la figlia adolescente. Il vuoto che lascia un uomo può diventare molto affollato. Ritrovare se stesse è allora necessario, vitale, indispensabile. Bisogna farlo insieme, avere il coraggio di appoggiarsi l’una all’altra. Bisogna accettare che un amore che si voleva assoluto è invece frammentario e condiviso. Condiviso proprio con quelle donne per cui si prova astio e rancore. Eppure anche da questi sentimenti può nascere un’inattesa complicità, una solidarietà finora sconosciuta. Forse solo così la lontananza di Vittorio può diventare un’occasione per guardare le cose in modo nuovo. In questa commedia ironica e spietata, costruita come un giallo, anche la persona a noi più vicina può svelare all’improvviso un lato che agli altri sfugge. Caterina Bonvicini torna con un romanzo che è un piccolo capolavoro di stile. Un affresco in cui ogni particolare vive di luci e di ombre. Una storia appassionante in cui l’assenza di un uomo dà finalmente voce alle donne della sua vita. Tutte le donne di è un libro sull’amore, sulla famiglia, sulle sovrastrutture che la società impone. Perché sentirsi liberi di essere se stessi è una lunga conquista, che può arrivare quando meno te l’aspetti.

Vi darò un singolo aggettivo su questo primo consiglio letterario, quindi vedete di farvelo bastare: imperdibile.
   

Sinossi:
Karou ha 17 anni, è una studentessa d'arte e per le strade di Praga, la città in cui vive, non passa inosservata: i suoi capelli sono di un naturale blu elettrico, la sua pelle è ricoperta da un'intricata filigrana di tatuaggi, parla più di venti lingue e riempie il suo album da disegno di assurde storie di mostri. Spesso scompare per giorni, ma nessuno sospetta che quelle assenze nascondano un oscuro segreto. Figlia adottiva di Sulphurus, il demone chimera, la ragazza attraversa porte magiche disseminate per il mondo per scovare i macabri ingredienti dei riti di Sulphurus: i denti di ogni razza umana e animale. Ma quando Karou scorge il nero marchio di una mano impresso su una di quelle porte, comprende che qualcosa di enorme e pericoloso sta accadendo e che tutto il suo universo, scisso tra l'esistenza umana e quella tra le chimere, è minacciato. Ciò che si sta scatenando è il culmine di una guerra millenaria tra gli angeli, esseri perfetti ma senz'anima, e le chimere, creature orride e grottesche solo nell'aspetto esteriore; è il conflitto tra le figure principi del mito cristiano e quelle dell'immaginario pagano. Nel disperato tentativo di aiutare la sua "famiglia" Karou si scontra con la terribile bellezza di Akiva, il serafino che per amore le risparmierà la vita. 

Dunque ... le cose stanno così. Io nei fatti sono senza falsa modestia una lettrice onnivora. Ma ragazzi la gioia che può regalare un fantasy a cinque stelle è qualcosa come toccare il cielo con un dito. Ti sembra quasi di riuscire a penetrare quei misteri che il mondo circostante cerca attentamente di nascondere.
Questo, è ovvio, implica che il suddetto genere sia anche quello che mi vede più pignola.
Ma con questo qui ... mi sono innamorata perdutamente appena ne ho letto la trama. Quindi in ogni caso correrò il rischio.
La bella notizia è che entro giugno sarà in circolazione anche l'ultimo libro della trilogia.


Sinossi:
Esiste un rimedio per il mal d'amore? Viola Consalvi, di professione naturopata, è impaziente di scoprirlo. Nonostante abbia poco più di trent'anni, la vita ha già colpito duro con lei, portandole via il marito. Così anche il suo lavoro in uno studio di medicina olistica ha smesso di interessarla, e quando tutto sembra sul punto di crollarle addosso capisce che la sola cosa da fare è tornare nella città che anni prima l'ha resa felice: Parigi, dove ha frequentato la scuola di naturopatia e dove, nascosto tra i tetti di Montmartre, c'è l'unico luogo in cui si senta davvero al sicuro, l'erboristeria delle sorelle Fleuret-Bourry. È in questo spazio magico, in cui il tempo sembra essersi fermato e le emozioni sono accolte e coccolate, stretta nell'abbraccio della saggia e materna Gisèle, che Viola comincia la sua nuova vita. In un curioso bistrot incontra il giovane Romain, un barista sbruffone e misterioso che, tra continui battibecchi e rappacificazioni, farà di tutto per portare al disgelo il cuore di Viola. Quando Gisèle chiede alla sua giovane collaboratrice di aiutarla a rilanciare il negozio, Viola ha un'intuizione geniale: offrire consulenze di iridologia, una disciplina antichissima e praticata dal suo ex marito, che, partendo dallo studio fisiologico degli occhi, indaga a fondo nell'individuo fino a svelarne la personalità. Così, sforzandosi di guardare gli altri, la timida e impacciata protagonista di questo romanzo riuscirà finalmente a far luce dentro se stessa e – tra tisane, cosmetici naturali, impacchi per massaggi utili a sprigionare l'energia vitale, rimedi a base di Fiori di Bach e oli essenziali – si avvicinerà sempre più alle risposte che cercava. L'amore è ancora possibile? Cosa nasconde Romain? È lui la persona giusta? Al suo esordio narrativo, Donatella Rizzati ha scritto una storia calda e dolce come una tisana, sapiente e rigenerante come un massaggio; una storia di donne che trovano il coraggio di dare ascolto ai sentimenti più autentici e di ricominciare da capo, con slancio e fiducia. 

Troppo deliziosamente bello per essere vero? Beh ... okay sì, ammetto che qualche dubbio mi è venuto, ma ... non so, ho un positivissimo presentimento.

                                                                                                   
Sinossi:
Per Lucille, diciassette anni e una passione per l'arte, l'amore ha il volto della sorellina Wrenny. Wrenny che non si lamenta mai di niente, Wrenny che sogna un soffitto del colore del cielo. E poi ha il volto di Eden. Eden che è la migliore amica del mondo. Eden che sa la verità. Quella verità che Lucille non vuole confessare nemmeno a se stessa: sua madre se n'è andata di casa e non tornerà. Ora lei e Wrenny sono sole, sole con una montagna di bollette da pagare e una fila di impiccioni da tenere alla larga. Prima che qualcuno chiami i servizi sociali e le allontani l'una dall'altra. Ma è proprio quando la vita di Lucille sta cadendo in pezzi che l'amore assume un nuovo volto: quello di Digby. Digby che è il fratello di Eden, Digby che è fidanzato con un'altra e non potrà mai ricambiare i suoi sentimenti. O forse sì? L'unica cosa di cui Lucille è sicura è che non potrebbe esserci un momento peggiore per innamorarsi...

Ecco io direi che se penso a questo libro la prima immagine che mi viene in mente è uno scaldacuore.
Non provare a illudermi, perciò, caro libricino.


Sinossi:
Camilla vive di note sparse nel vento. Studia al conservatorio e la musica è il suo mondo. Abita in un paesino vicino a Milano, lo stesso dove è nata e che, a differenza delle sue amiche, non è ancora riuscita a lasciare. Chissà, forse un giorno lo farà, per tentare di colmare quell'inquietudine che ogni tanto la prende. 
Teo, invece, in paese è appena arrivato e ha ancora negli occhi il mare della sua Sardegna. Lo stesso che da piccolo fissava ogni giorno dalla finestra, a casa di sua nonna. 
Lì, con il naso incollato al vetro, faceva scoperte straordinarie, più istruttive di un libro di scuola. Forse è per quello che, una volta cresciuto, ha preferito rimboccarsi le maniche e mettersi subito a lavorare anziché studiare. Ed è proprio davanti a quella finestra che Teo ha iniziato a osservare le persone e a catalogarle, decidendo che, se mai avesse dovuto infilarsi in una delle sue assurde categorie, c'era solo una cosa che voleva essere: un solitario. 
Camilla e Teo si incontrano in un giorno qualunque, in un bar qualunque. Ma, in quel momento, qualcosa accade. Perché è sempre una cosa innocua a cambiarci l'esistenza. Terra e mare, luce e ombra: Camilla e Teo sono due opposti che, dopo essersi brevemente respinti, si attraggono. L'amore tra loro è così intenso e unico da illuderli di essere invincibili. Ma la vita li costringerà presto a una prova terribile. Allora potranno vincere o soccombere, potranno farlo insieme o da soli.

Vi segnalo infine un'autrice emergente al suo secondo romanzo.

Silvia Montemurro è nata a Chiavenna la notte di San Lorenzo del 1987. Oltre ai libri, ama la danza, gli asini e i viaggi: è ancora alla ricerca di un posto da chiamare casa. Insegna teatro nelle scuole, fa la correttrice di bozze e scrive romanzi brevi per una rivista femminile. Il suo romanzo d’esordio, L’inferno avrà i tuoi occhi, pubblicato nel 2013 da Newton Compton, è stato segnalato dal comitato di lettura del Premio Calvino.
Qui il link da Amazon.





Menzione piccola piccola ma tutta speciale (e non poteva proprio mancare!) per il nuovo libro di Lorenzo Marone La tristezza ha il sonno leggero.
Qui la sinossi.








E ora passiamo alla seconda parte delle novità.

Miglior recensione strappacuore del mese
... ehm, no, questa volta non è una solo. Non ho avuto cuore di scegliere fra queste due:

La scelta di Katie, Lisa Genova. Recensione da La ragazza che annusava i libri.
Correva l'anno del nostro amore, Caterina Bonvicini. Recensione da Appunti di una giovane reader.

E per finire ... News in blogging: scoperte dalla blogosfera
Gli alberi da Libri, un blog grazioso, fresco ... e che mostra anche il lato B della letteratura: la poesia. Approfitto per un saluto, ciao Nik!
Tra l'erica e le campanule. Un blog austeniano e va bene. Questo mese un blog su Charlotte Bronte e va benissimo. Se una qualche anima pia mi indicasse anche un blog su Tolstoj sarei una donna pienamente soddisfatta.
Libropatia: finalmente anch'io sono entrata nel cantuccio di Nunzia!
Sofàsophia: un blog non-solo-libri, irriverente e terribilmente carino.

E ora?
Eh eh, ora non so voi, ma io avrei un libro a  cui dedicare tutta la mia attenzione di lettrice.
Quindi, con questo, vi saluto e aspetto di sapere i vostri più reconditi desideri letterari.
Buone letture!


lunedì 21 marzo 2016

Tweeting about books #2

Rubrica ideata da me dedicata al social reading: tweet-interviste, contest, letture condivise, esercizi di riscrittura ... questo e altro dal lunotto di Twitter.

Mi alzo, quasi perfettamente certa di aver avuto un incubo in cui ero incappucciata in un saio, in mezzo ad altri frati che intonavano goooooorgheggianti canti gregoriani. E poi, all'improvviso suor A inarcava pericolosamente un sopracciglio per quella fatidica "a" in meno all'"amen" finale del Gloria
No, non è il caso di preoccuparsi. Insomma, è il minimo ... se stai preparando la Missa de Angelis per la messa crismale del giovedì santo. 
Caspiterina, e siamo già al Triduo Pasquale. 
Uuuuh, perdonate la mia maleducazione. Non ho avuto neanche la buona grazia di salutarvi. 
Buon lunedì mattina, lettori! E davvero, vi ringrazio tutti, di cuore, per la vostra presenza costante, affettuosa e preziosa sul mio blog, il mio piccolo mondo libroso. 
Solo qualche giorno fa, BP se ne esce così, tutta innocente: "Ehi, ma perché non raccontiamo le nostre scorribande letterarie su Twitter?".
Io: "Toh, ma guarda, hai proprio ragione! Sì, però non cominciare a montarti la testa ...".  
E così eccomi qui, con un secondo appuntamento di questa rubrica nuova di zecca, per raccontarvi come si è svolto l'incontro virtuale di mercoledì scorso con Annalisa De Simone, autrice di Non adesso per favore, edito Marsilio 2016 (qui la sinossi).   





Incontriamo l'autrice

Casa Lettori:
Ho scelto per la #letturacondivisa #NonAdessoPerFavore di Annalisa De Simone perché rappresenta ombre e luci dell'amore.

Casa Lettori:
La scrittura raffinata di Annalisa De Simone fa da controcanto ad una trama che non concede tregue.

Annalisa:
Le tregue sono negli animi dei personaggi. A volte non possono far altro che star fermi.

Vengono presentati brevemente i personaggi

Casa Lettori:
Madre
Ha permesso che i suoi piani deragliassero.

Annalisa:
I piani nella vita sono destinati sempre al cambiamento. C'è chi lo chiama deragliamento.

Casa Lettori:
Il padre
È lui quello che decide.

Casa Lettori:
Ferretti.
Infila i sentimenti in uno spazio misurato.

Annalisa:
Ferretti ha paura di perdersi. Ma il controllo è un dolce illusione.

Casa Lettori:
La nonna
Voi giovani siete fissati con la felicità.

Annalisa:
La felicità non è un diritto come credono in molti. La vedo come un'opportunità.

Casa Lettori:
L'Aquila
Fragranze di bosco
Palazzi liberty frivoli
Periferia atroce e arrogante.

Maria di Cuonzo:
Erano gli anni in cui ... e iniziò a raccontare.

Annalisa:
Fra le pieghe di un passato comune si annida la storia di ognuno. E a ognuno la sua.

Maria di Cuonzo:
Erano 4 mesi che ci vedevamo con regolarità.

Annalisa:
Mai fidarsi delle regolarità, la mia Annalisa non lo fa. Vorrebbe però.

Casa Lettori:
L'amore è esaltazione di due individui?

Rosa:
Possiamo forse dire che l'amore è una possibilità. Quella di conoscere qualcosa di noi rimasto finora invisibile.

Raffaela Talarico:
Mi sento sola e mi sento tradita.

Casa Lettori:
Abitare il dolore è come sentirsi a casa.

Annalisa:
Ci sono sere, per la mia Annalisa, in cui il dolore mette al riparo dall'ipocrisia.

Raffaela Talarico:
Inventavo le frasi e le recitavo a memoria.

Annalisa:
In amore si impiega più tempo a fantasticare che a vivere la realtà.

Rosa:
Annalisa sarà disposta a vedere il volto meno lusinghiero, ma più reale dell'amore?

Annalisa:
Quanto vorrei chiederlo a lei, e ascoltarla parlare.

Maria di Cuonzo:
Dalla notte del 6 aprile, sarà diverso ... il futuro.

Stefania Massari:
Capire l'amore è possibile?
E scegliersi?
Scavare nelle anime dei protagonisti può servire a capire.

Annalisa:
Capire non è un atto definitivo. È plausibilità di elementi in gioco.

Intervistando l'autrice

Casa Lettori:
Come hai scelto il titolo?

Annalisa:
Una suggestione. Non adesso è quello che Annalisa pensa davanti agli inciampi del destino.

Casa Lettori:
2 città e tanta nostalgia in #NonAdessoPerFavore

Annalisa:
La nostalgia è un motore. Verso ciò che è stato. O sarebbe stato. Annalisa ne tiene cura.

Casa Lettori:
Il personaggio maschile rappresenta la difficoltà di amare?

Annalisa:
Amare significa coraggio, generosità. Ferretti crede di aver perso entrambe le cose.

Casa Lettori:
In #NAPF due figure femminili.
Per entrambe che ruolo ha il sogno?

Annalisa:
Per la mamma e la nonna i sogni sono pensieri da coltivare di nascosto.

Casa Lettori:
Il tuo sogno nel cassetto.

Annalisa:
Che i lettori entrino nello stato più cavernoso della mia Annalisa, che la amino.

Rosa:
Qual è la cosa più importante che ti ha lasciato Annalisa, nel raccontare di lei?

Annalisa:
Le sue paure, che sono anche le mie. L'ironia. Che ci salva (me e lei).

Conclusioni finali

Casa Lettori:
Non adesso per favore è
introspezione
ricerca dei limiti
rielaborazione delle emozioni.

Raffaela Talarico:
Un intenso dibattito con sé stessa ... dove la condurrà? Un finale da capogiro.

Stefania Massari:
Leggerlo per amare l'amore nonostante la vulnerabilità dell'animo umano.

A questo punto mi sento di ringraziare Casa Lettori per le iniziative sempre accorte, ben organizzate e stimolanti, che danno a tutti la possibilità di esprimersi in piena libertà, dando voce alle proprie emozioni e ai propri pensieri.
A voi tutti, infine, ricordo giovedì 24 marzo ore 19:00, la presentazione del nuovo libro di Annalisa De Simone, Non adesso per favore, presso l'Auditorium Renzo Piano, L'Aquila.

E, mi raccomando, tenete sempre d'occhio il calendario delle letture su Twitter in sidebar!



domenica 20 marzo 2016

Bentornata primavera!

Ecco, l'inverno è passato,
È cessata la pioggia, se n'è andata;
I fiori sono apparsi nei campi,
Il tempo del canto è tornato
E la voce della tortora ancora si fa
Sentire nella nostra campagna.
Il fico ha messo fuori i primi frutti
E le viti fiorite spandono fragranza.

Mi è sembrata cosa buona e giusta che in apertura al post di oggi comparisse questo passo del Cantico dei cantici. E non solo perché oggi e domenica. E non solo perché oggi è la Domenica delle Palme.
Sssssst! Ditelo con me a bassa voce, senza farci sentire da quelle bizzarre creature ...
Ancora esistono?
Piano vi ho detto! Sì, ancora c'è chi invoca nebbia e freddo, ma fate finta di nulla ...
No? Ma sì, chisssen ... Sveglia lettori!!!
Oggi è primavera!

Qui da me, in barba alle previsioni del tempo, il sole ha messo su un bel sorriso, il cielo è terso, chiarissimo, e le nuvole si riducono ad appena qualche tratto di biancoazzurro che sfuma tra i raggi tiepidi e coccolosi di una serena giornata di marzo.
Proprio l'altro giorno, passando dal blog Gli Alberi da Libro, ho trovato Nik intenta a propiziarsi il ritorno della "stagione spendida" (primus e ver: come insegna qui il mio fido dizionario etimologico) con della buona poesia e dato che l'idea si è accomodata tranquillamente nelle mie corde come fosse casa sua, ho pensato bene di accoglierla.
Quello che vi propongo è uno scarabocchio (credetemi, dopo aver studiato duramente per settimane La metrica italiana di Beltrami, ho una certa idea di cosa è poesia e cosa non lo è), o una finestra, un frammento, come preferite voi, che ho buttato giù io stessa l'estate scorsa.

Primi fiorellini primaverili
Come piccoli pensieri delicati
Fluttuanti
Nella verde età delle foglie
Come batuffoli di neve a grappoli
Da cogliere a piene mani
Primi fiorellini di primavera


E adesso ditemi voi lettori.
Avete già avvistato un anticipo del bel tempo, dalle vostre parti?
Qual è la stagione che più vi sta su misura?



giovedì 17 marzo 2016

OLGA DI CARTA, Elisabetta Gnone

Incipit:

Tutti sapevano che Olga amava raccontare bene le sue storie oppure non le raccontava affatto, e quando la giovane Papel attaccava un nuovo racconto, la gente si metteva ad ascoltare. Sarà stata la fame di conoscere per chi non s'era mai mosso dal villaggio; sarà stato il solletico che ogni storia procurava a un angolino della mente, trasformando fatiche e pensieri in sogni e speranze; sarà stato il fascino dell'ignoto e dello straordinario, sta di fatto che quando Olga Papel cominciava a raccontare, chi era vicino tendeva l'orecchio, le finestre si dischiudevano, le voci nei cortili si acquietavano, volti incuriositi sbucavano da dietro il bucato e chi era in casa usciva, trascinandosi dietro una sedia.     

Elisabetta Gnone, Olga di carta. Il viaggio straordinario
Salani Editore



Complessità dei personaggi: media

Stile di scrittura: incantevole

La mia lettura

Ho imparato a conoscere la carta prima ancora di scoprire il mio amore per i libri.
Con la carta facevo di tutto. È questo che ricordo bene di quando ero bambina.
Ricordo di interi pomeriggi a casa di mia nonna, matita, carta, pennarelli, forbici. E avevo tutto quello che mi serviva. Figure di carta spuntavano in ogni angolo, sul tavolo, sul divano, sul piano da cucina, ritagli dimenticati per terra.
Vivevo in un mondo fatto di carta.  
Così, occhi chiusi, naso immerso tra le pagine, quell'odoroso, delicato profumo di carta mi ha portato indietro nel tempo.  
In realtà, di solito, non sono una gran sniffatrice di libri. Ma l'odore della carta era così buono e invitante che ... oddio, un momento, fatemi fare un'altra inalazione benefica. MMMmmh. È anche meglio dell'odore della carta riciclata (decisamente più pungente), molto ben impresso nella mia memoria olfattiva dopo le letture di Fairy Oak.   

I libri di Elisabetta Gnone hanno qualcosa di indescrivibilmente magico. Gentilmente, in punta di piedi si aprono una strada per il tuo cuore, ti invitano a seguire quel sentiero appena tracciato e così, dopo pochi passi, arrivi esattamente dove volevano condurti.
E in quali mondi incantati, fra quali personaggi insoliti ma familiari, ci porta Elisabetta questa volta?
Questa è la storia di una bambina, o meglio di due bambine. Ed entrambe si chiamano Olga.

Olga Papel era una ragazza esile come un ramoscello, mangiava come un uccellino, faceva respiri brevi e il suo esistere, quasi sempre, produceva pochissimo rumore, se non un leggero fruscio, come la pagina di un libro mossa dal vento.

A Balicò, quando Olga comincia a raccontare una nuova storia, tutti, per un momento, si fermano: chi di nascosto fra i cespugli, chi da una finestra, chi fingendo indifferenza al caffè con i compagni, ma tutti restano in ascolto. Perché le storie di Olga, per quanto incredibili e bizzarre, sembrano davvero storie reali, vissute.
Ed è così che, un giorno, i suoi inseparabili amici, Bruco e Mimma, ascoltano il racconto di una bambina di nome Olga, la bambina di carta, e del suo straordinario viaggio alla ricerca della maga Ausolia, per chiederle una magia che la trasformi in una bambina normale.
Ma ciò che Olga non sa ancora è che i desideri sono molto ambigui e nessuna magia può aiutarti, se non sai chi vuoi essere.

C'è una cosa che devo spiegarvi.
Quando non riesco a scrivere, quando le parole non mi scorrono fluide e naturali, e le mie dita saltellano intimorite da un tasto a un altro del portatile, in quel caso so con assoluta certezza che c'è un'unica cosa ragionevole da fare. Lasciare tutto in stand by.
Quando stai scrivendo, una è la tua domanda-guida: che cosa senti?
Onestamente, io sento di non avere ancora le parole adatte per raccontarvi questa mia preziosa esperienza di lettura. Tutto quello che riesco a dirvi è che se penso a Olga di carta io ve lo descriverei come un mondo a sé, un mondo parallelo, non più grande di un granello di polvere, qualcosa di cui a malapena riusciamo ad accorgerci, qualcosa che è visibile solo a chi ha occhi per vederlo.

"La luce proietta ciò che vede, e la luce vede una bambina!"

Leggere Olga di carta è come leggere dentro di sé.
Elisabetta Gnone ci fa vedere le cose che ci circondano, come noi il più delle volte non abbiamo neanche il coraggio di sognare. E lo fa con parole semplici, così semplici che ti sembra di averle avute per tutto il tempo, proprio lì, ad un soffio dalle labbra.
Del resto una scrittrice che sa che accanto al cobalto, lo smeraldo, l'oro, esistono colori molto più precisi come "blu incantamento", "verde meraviglia" o "rosso prodigio" è una scrittrice che avrà per sempre il mio affetto e la mia stima incondizionati.


 "Tenete a mente queste parole" disse "non tutto né tutti sono per sempre perduti"


"Sono un foglietto di carta che è arrivato fin qui, e magari ci sono arrivata perché sono un foglietto di carta!"

Cosa c'è di più bello di una bambina che si guarda e si accetta per quello che è? È uno spettacolo che non può lasciarci indifferenti, perché ci riguarda tutti, da vicino.
Ognuno di noi ha qualcosa di bello dentro, perché sono i nostri ricordi e i nostri sogni a fare la differenza.
Quindi grazie Elisabetta, grazie per averci regalato Olga di carta, una favola che incanta e commuove con delicatezza.  


Parole nuove: carpino, rigogolo, robinia

Se fosse una canzone: L'isola che non c'è, Edoardo Bennato. Credo che non avrei potuto scegliere una canzone migliore. Anche perché nessuno meglio di Edo sa cosa vuol dire essere storyteller.
Una canzone che è il racconto di un viaggio, un viaggio per inseguire un sogno, "ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te".  

Il giudizio di BP: Mi ha stregato 

N.B.
BP fa notare giustamente che la formula propriamente corretta per esprimere il suo giudizio su questo libro è la seguente: Mi ha deliziato



mercoledì 16 marzo 2016

Tweeting about books #1

Questa rubrica nasce da un'idea estemporanea. Insomma mi è venuta proprio di punto in bianco.
Un minuto prima non c'era e adesso ... eccomi, buttata giù dal letto, a scrivere, miei cari lettori.

Ora, dovete sapere, quando ancora muovevo i miei primi passi su Twitter (in assoluto il primo social su cui ho costruito un account personale - all'epoca aborrivo Facebook, ma ancora oggi resto comunque dell'idea che Twitter sia organizzato in maniera più razionale) non avevo esattamente una vita social entusiasmante ... finché non ho trovato @CasaLettori.
La cosa davvero curiosa è che questa meravigliosa, calda, accogliente Casa per i lettori era praticamente appena nata (proprio come me!). E così ho iniziato a deliziarmi di cinguettii letterari, tweet-interviste, contest, hashtag giornalieri ... tutto all'insegna dell'amore per la lettura.
Ma, vorrete dunque sapere a questo punto, cos'è @CasaLettori?
Ecco @CasaLettori è uno spazio di condivisione di esperienze di lettura, ideato e gestito da Maria Anna Patti, che spesso crea piccoli, grandi incontri con autori, a cui è possibile partecipare liberamente su Twitter (vi garantisco, per esperienza, la massima disponibilità da parte di organizzatori e collaboratori a rispondere a domande e curiosità di tutti in tempo reale).
Un'altro tipo di evento letterario che ho avuto modo di sbirciare in questi giorni è anche la #letturacondivisa: attraverso citazioni, pensieri propri, eventuali domande, notizie sull'autore/autrice si ricostruisce brevemente la trama di un libro (di solito fresco di uscita)  nei suoi passaggi fondamentali.
In questa rubrica dunque sarà mia cura e premura tenervi informati (e tempestivamente aggiornati, in caso di possibili imprevisti) sul calendario di questi incontri.
Iniziamo subito.
Oggi, alle 18:00, è prevista la #letturacondivisa di Non adesso per favore (qui la sinossi) di Annalisa De Simone.
Inoltre è prevista, in data ancora da definirsi, una #letturacondivisa, rullo di tamburi ... de La tristezza ha il sonno leggero, il nuovo romanzo di Lorenzo Marone, che in pochi giorni sta già dilagando nel web e fra i lettori.
State tranquilli, non vi agitate: in questi giorni sto scandagliando il profilo di @CasaLettori metodicamente, ossessivamente in cerca del tweet tanto atteso che mi illumini su data e ora.

Molto bene, per il momento queste sono le notizie di cui sono in possesso, ma se dovesse arrivarmi qualche news dell'ultimo minuto provvederò ad avvisarvi subitaneamente.
Quindi, se vi va, io vi aspetto questa sera con @CasaLettori @MarsilioEditori e @annalisadesi (non so dire con certezza, tuttavia, se l'autrice interverrà o meno) per questa nuova proposta di lettura.

Auguro a tutti voi una buona giornata e buone letture.



lunedì 14 marzo 2016

DIOCLEZIANO, Umberto Roberto

Incipit:

Sulle rive dell'Adriatico, non lontano da Salona, s'ergeva un imponente palazzo. Grandiose architetture di sontuosa residenza, chiuse dalle mura di una tetra fortezza: tra questi ambienti viveva l'anziano imperatore, ritirato tra i suoi ricordi.

Umberto Roberto, Diocleziano
Salerno Editrice




Stile di scrittura: narrativo

La mia lettura

Quello che non ti aspetti quando stai preparando un esame. 
Non ti aspetti di incappare accidentalmente (sì, proprio accidentalmente, visto che quasi non me lo dimenticavo fra i testi di studio da acquistare!) in una lettura che ti coinvolga emotivamente ed intellettualmente, per il suo stile incalzante, praticamente narrativo, con tanto di suspence e colpi di scena, per i suoi personaggi che escono fuori dal grigiore anonimo della Storia, che, diciamolo, ha il brutto vizio di spogliarli della loro personalità. 
Non ti aspetti di chiudere momentaneamente a sera il manuale di Storia Romana (che temi costantemente ti faccia spoiler), tutta felice, perché stai per scoprire se alla fine Diocleziano riuscirà a rimediare (per l'ennesima volta, poveraccio!) ai casini dei suoi successori.  
Non ti aspetti che una ragazza nata e cresciuta in ambiente cattolico, si ritrovi a parteggiare o anche solo comprendere uno degli imperatori più noti per le sue persecuzioni contro i cristiani.
Ma è questo che succede se hai una testolina da lettrice, che smania sempre per saltare fuori.  
Incalzata anche dai tempi stretti dell'esame, questo libro, questo saggio, l'ho divorato. E vi assicuro che sfila via che è una bellezza. Okay, lo ammetto, un piccolo punto morto ce l'ha (altrimenti gli avrei dato anche il massimo come giudizio), ma è concentrato solo nei paragrafi finali della Parte Terza.     La Roma Antica esercita un notevole fascino su di me, la sua storia è l'unica capace di catturarmi, e il mio sogno inconfessato è ancora quello di poter leggere un romanzo (ma anche un buon saggio, a questo punto, mi sta bene!) sugli anni del (cosiddetto) primo triumvirato, del lungo e travagliato autunno della Res publica, gli anni di Cesare, di Pompeo, ma anche di Cicerone. 
Con il saggio di Roberto tuttavia, dobbiamo fare un vertiginoso balzo in avanti, siamo in età tardoimperiale,  Roma a quest'altezza cronologica è un concetto profondamente diverso, non ha più il significato che poteva ancora vantare gelosamente sotto Augusto. Perché il cuore di Roma, non è più Roma, non più le sue antiche istituzioni, non più il prestigio del senato, con cui gli imperatori, volenti o nolenti, avevano dovuto fare i conti.  

Roma, per questi uomini del III secolo, era dove si trovava l'imperatore; era l'impero tutto. 

Uscita a fatica dagli anni di anarchia militare, l'istituzione imperiale era ancora in pericolo, e con essa la stabilità e la sicurezza dell'impero.   
Di sottile intelligenza, dalla logica consequenziaria, benché obscurissime natus (di nascita oscura, umile) Diocles il dalmata appare in questo tempo come l'ultimo vessillo di un mondo che sta rapidamente cambiando. 
Quando egli divenne Diocleziano, era perfettamente consapevole delle debolezze che minavano la solidità dell'impero. 

Il viaggio per Diocleziano era uno strumento di buon governo. Visitare i sudditi, verificare di persona le emergenze, avvicinare e conoscere gli uomini nelle province e al governo dell'impero. Nonostante la porpora, Diocleziano non pensò mai svolgere il suo mestiere di imperatore sottraendosi ai doveri della militia: disciplina, fatica, impegno e sacrificio personale. Era una scelta necessaria: temeva infatti l'Augusto la condizione del princeps clausus, del principe chiuso nel suo splendido palazzo, lontano da tutti e da tutto; e dunque debole, e sempre esposto agli intrighi dei suoi collaboratori e ai sicari di un usurpatore.

Questo passaggio ci dice alcune cose di notevole importanza su Diocleziano imperatore.  
Temprato duramente dai lunghi e terribili anni sotto l'esercito, Diocleziano era un uomo infaticabile, la velocità dei suoi spostamenti dice l'autore "impressiona", i suoi sudditi dovevano sentire costantemente la presenza della sua autorità (si comprende, dunque, il riferimento al rinnovato uso della porpora), qualunque eventuale tentativo di usurpazione doveva essere scoraggiato.
La mentalità del soldato rimase sempre radicata in lui, la disciplina, il rispetto della gerarchia, la lealtà fra compagni d'arme, sono gli elementi su cui egli fondò la tetrarchia, un collegio, vale a dire, di quattro principes, due Augusti, uno d'Oriente (Diocleziano), denominato Giovio e un Augusto Erculio (il rude, ma valente Massimiano) in Occidente e due Cesari loro affiancati, Galerio e Costanzo Cloro (padre del futuro imperatore Costantino). 
La prima tetrarchia, tuttavia, così come Diocleziano l'aveva concepita, non era ordinata a immagine di un quadrato, i cui vertici superiori sono posti sullo stesso piano, ma di un trapezio rettangolo che abbia come base il lato perpendicolare alla sua base originaria. Il titolo di Augusto Giovio acquista dunque un significato preciso: c'è un unico vertice superiore, e su questo vertice si trova Diocleziano (Roberto ricorda in questo senso la "soggezione" di Massimiano nei confronti di quest'ultimo).   
Episodio di incredibile pathos e segno tangibile, indelebile della svolta che la tetrarchia ha impresso agli ultimi capitoli della storia di Roma è sicuramente la vittoria sull'acerrimo, irriducibile nemico dei Romani, l'impero persiano.
Lasciate che vi restituisca le esatte parole con cui l'autore non solo ci narra un pezzo di storia, ma, per un momento, un momento che vibra per la sua intensità, partecipa dei pensieri, della logica, degli ideali dell'imperatore Galerio.   

Ecco uno dei loro [dei persiani] più potenti dignitari venire al cospetto del Cesare, invocare la philanthropia degli Augusti, chiedere condizioni umane per i familiari del re, appellandosi alla mutevolezza della sorte. 
Questa allusione alla fortuna come arbitro capriccioso dell'equilibrio tra i due imperi aveva profondamente scosso Galerio. (...) Non c'era uguaglianza tra i due imperi: solo a quello dei romani era destinato come dono divino - come charisma - il dominio sul mondo. Nulla era lasciato all'arbitrio della fortuna, alle trame volubili del caso. Da sempre gli dei avevano scelto Roma, e gli imperatori avevano confermato questa supremazia con le loro imprese. 

Questi sono i valori, questo è il mondo per cui Diocleziano e i suoi colleghi si battono. Ed è in questa stessa ottica che prende forma la non poco sofferta decisione di infliggere le persecuzioni contro i cristiani. Sofferta non perché l'Augusto fosse restio alla violenza, ma per timore di sconvolgere un impero da poco pacificato e costantantemente minacciato dai barbari ai confini. Ma alla fine, sarà proprio per la salvezza dell'impero, che Diocleziano deciderà di compiere questo passo, sotto il segno di Terminus (terminus indica una fine, ma era anche la divinità "che garantiva la difesa di un ordine precostituito").  

 La conservazione della politeia era fondata sulla pax deorum, sull'approvazione che gli dei concedevano alle azioni dei principi, e dei loro sudditi. Condizione che durava finché si prestava il dovuto ossequio alla religione, ai culti degli dei, alla tradizione degli antichi. 
(...) In questa interpretazione della pace finalmente restaurata, i cristiani rappresentavano un'offesa alle divinità, una minaccia costante alla loro benevolenza nei confronti dell'impero. 

Ma nel frattempo già si apprestavano i Vicennalia, i venti anni di governo dei due Augusti (benché esistesse uno scarto effettivo di un anno fra i due). Ed è in questa occasione che giunge a maturazione l'ultimo suggello alle riforme operate da Diocleziano.
Il primo maggio 305, nei pressi di Nicomedia, su un'altura, alla presenza della statua di Giove, egli rimise alla divinità i poteri di cui era stato investito vent'anni prima, il 23 novembre 283, in quello stesso luogo.
Nella storia dell'Impero Romano era un fatto inaudito.

Cedette l'impero, come fosse un'antica magistratura, e uscì di scena, venerato e celebrato come colui che aveva rifondato la pace e garantito la sicurezza dell'impero.

Si apre così la seconda tetrarchia, destinata ben presto a sgretolarsi, a causa degli impulsi e delle insoddisfazioni che covavano nei giovani Massenzio (figlio di Massimiano), e, soprattuto, Costantino, sotto il quale l'Impero uscirà completamente trasfigurato. 

Avvincente come un romanzo, pregnante, incisivo nelle descrizioni di un tempo che possiamo solo tentare di ricostruire nella nostra immaginazione, Diocleziano è un saggio evocativo e convincente su una figura statuaria, che cela una mente inquieta, costantemente alla ricerca del consenso e della protezione degli dei, turbata dalla funesta ombra del fallimento.  
    

Parole nuove:

Il giudizio di BP: Bello


domenica 13 marzo 2016

Cosa c'è in agenda? #1

Cosa leggo? Cosa scrivo? Questi sono i punti all'ordine del giorno della mia agenda letteraria. Qui li ricapitoliamo passo passo.

Buongiorno lettori!
Devo dire che sono molto stupita del punto esclamativo che ho appena digitato, dato che qui da me va tutto male. Meteorologicamente parlando, intendo.
È un dato di fatto palesemente manifesto.
Quando mi lavo i capelli, il giorno dopo il Cielo scatena la sua ira divina.
Se state per dirmi che si tratta solo di un'inopportuna, infausta coincidenza, vi smentisco.
Sabato scorso i miei capelli si era mantenuti bene e così, una volta tanto, ho deciso di passare. Quella domenica è stata la prima (dopo ... non ricordo neanche quanto tempo!) in cui neppure una goccia di pioggia è scesa giù.
Grrrrrr! Mi mangerei la bombetta (se ce l'avessi) come Rockerduck.
Ma direi che vi ho già tediati più che a sufficienza. Ovviamente non siete qui per sentire le mie allucinate divagazioni. Ed io neppure.
Fra le altre cose (caccia ai libri, racconti di letture personali, bighellonaggio allegro e spensierato, scevro di sensi di colpa) questo blog è un po' il luogo in cui racimolo un po' di chiarezza. Su ciò che leggo e ciò che scrivo, naturalmente.
Prima di tutto, mi sento in dovere di darvi uno straccio di spiegazione se non riesco a postare con una certa assiduità le mie letture, malgrado sin dalla mia presentazione abbia messo nero su bianco la mia non esattamente costante presenza sul blog.
Dovete capire (e sono certa che ci riuscirete, dato che anche voi avete un blog da gestire) che per me scrivere recensioni è una cosa dannatamente seria. Perché scrivere è una cosa dannatamente seria. E io non butto giù neanche una sillaba se non mi convince al millesimo.
Bene, ora che ho assolto anche a questo compito, vi faccio sbirciare un po' la mia agenda letteraria.

 Scrivendo ...

Queste sono le letture che vi racconterò nei prossimi giorni

Diocleziano, Umberto Roberto
Salerno Editrice
Sul blog lunedì 14 marzo
Olga di carta. Il viaggio straordinario, Elisabetta Gnone
Salani Editore
Sul blog giovedì 17 marzo

Da qui fino alla fine di marzo, tuttavia, mi rintanerò nel mio laboratorio creativo, per la rilettura e la rifinitura definitiva del mio lavoro. Ma vi aspetto per l'immancabile appuntamento di fine mese con le Novità che provengono direttamente dalla bibliosfera (e non si sa mai, forse potrei darmi anch'io al Book Tag, ne ho trovato qualcuno decisamente carino).

... e leggendo


Sono stata molto combattuta sulla scelta del libro giusto.
Fino a ieri sera continuavo a passare in rassegna ininterrottamente questi tre libri: La tentazione di essere felici, Fiore di fulmine e Chocolat. Almeno una volta, ognuno dei tre mi è sembrato quello perfetto.
In un altro qualsiasi momento, con ogni logistica probabilità, mi sarei buttata a occhi chiusi su Lorenzo Marone. Scegliere una lettura è già di per sé un'operazione complessa, ma scegliere una lettura che sia un equo e costruttivo intervallo alla scrittura è un vero e proprio rompicapo.
Alla fine, quando poi mi sono messa a letto, ho avuto la rivelazione.
E ho scelto un libro che non era nessuno dei tre candidati.
Questo implica naturalmente che Viola, vertigini e vaniglia slitterà a data ancora da definirsi. Ma è abbastanza verosimile ipotizzare che sarà un divertente e gustoso diversivo ai miei non così lontani giorni di studio di Storia della lingua latina.

In ultimo ... no, ma che ultimo, questo in realtà è il primo dei miei problemi, quello che mi tiene sveglia anche la notte: la mia Book Shopping List (BSL).
Nel primo post di quest'anno, vi avevo annunciato i primi tre titoli imprescindibili: The Help, Terapia di coppia per amanti e Il gigante sepolto. Mi mancava ancora un quarto da aggiungere.
Sennonché (soltanto ieri) le cose sono state leggermente ... sconvolte. Okay, non proprio sconvolte, diciamo che necessitavano di un riassestamento. Ecco cosa ne è venuto fuori.


  



Uhmmm ... forse dopotutto "sconvolta" era la parola giusta. 
E non è detto che le cose non possano ancora prendere una piega inaspettata (in effetti ci sarebbe anche Caterina Bonvicini da tenere in considerazione con Tutte le donne di).  
Staremo a vedere.

E con questo vi ho aggiornato su tutto ciò che riguarda me e la mia inseparabile Balena Parlante (non sbavare sui titoli, BP, non sta bene!).
Beh adesso vi lascio in pace. Godetevi una serena domenica.
E ... buone letture!

giovedì 10 marzo 2016

THE BABY, Abigail Barnette

Incipit:

Stasera. Pavillon Français. Appena varcherai la soglia sarai mia. Potrai parlare solo se interpellata. Obbedirai a tutti i miei ordini.

Abigail Barnette, The Baby, The Boss series
Traduzione a cura di Arianna Pelagalli e Laura Giovanna Scolari
Newton Compton Editori



Stile di scrittura: accattivante

Complessità dei personaggi: medio-alta

La mia lettura

Prima di iniziare a scrivere di questa mia lettura è assolutamente indispensabile dire due cose.
Innanzitutto che sarei ben felice di stendere un meraviglioso, profumoso tappeto di fiori ai piedi di Daniela (zia D) del blog CrazyForRomance, per avermi aperto gli occhi su una serie (qui la mia recensione) che altrimenti non avrei mai né scoperto, né amato alla follia, né letto, riletto e rileggiucchiato fino allo stordimento.
In secondo luogo, c'è una domanda che mi sta pungolando la testa da giorni ... COME DIAVOLO È SUCCESSO CHE SIAMO GIÀ ARRIVATI ALL'ULTIMO LIBRO?
Ma adesso, seriamente, devo raccontarvi tutto per bene, quindi ... ago, filo e mi metto diligentemente a cucire il mio cuoricino.

Scrivere la parola "lieto fine" sembra incredibilmente semplice, quando abbiamo la certezza materiale di trovarci in un mondo fatto di carta. Eppure, malgrado voltando l'ultima pagina non resti altro spazio che per gli eventuali ringraziamenti e le note sulla stampa, al vero lettore rimane tra le mani un altro tipo di certezza: solo perché l'autore ha posato la penna, non vuol dire affatto che ci abbia detto tutto. Questa è quella che possiamo definire certezza letteraria.
Se alla fine di un libro avete questa certezza, se riuscite a spingere la vostra percezione visiva oltre quel sipario abbassato, vuol dire che lo scrittore ha fatto il suo dovere.
Dopo cinque romanzi più o meno corposi, Sophie e Neil mi sono letteralmente entrati dentro, ho imparato a conoscerli e apprezzarli, nella loro "normalità" decisamente poco ortodossa, che, devo dirlo, a volte mi ha fatto storcere il naso, ma che Abigail Barnette ha tratteggiato con mano premurosa e accorta, lasciando volontariamente in sospeso qualunque giudizio di tipo morale, come se ci stesse dicendo "Ecco, questi sono loro, guardate cosa sono, senza pregiudizi o preconcetti di sorta".
Ora da onesta Book Blogger, prima di procedere, mi sembra corretto mettervi in guardia: crux disperationis per i malcapitati (io mi ci metto per prima!) che si appropinquano a scrivere una chiara, decente recensione, questo quinto capitolo presenta una sinossi al limite dell'intelligibile (non che le altre mi siano piaciute particolarmente, anzi le HO ODIATE!), compromettendo di conseguenza qualsiasi tentativo spoiler free. Chiedo dunque venia, cari lettori, e se non volete incorrere nel rischio spoiler, vi dispenso dal continuare a leggere questo post (andate con la mia benedizione!).
Fatemi contare, in quanti siete rimasti?  
E allora, voi pochi coraggiosi, siete pronti a dare, insieme a me, un'ultima sbirciatina a questo mondo tutto particolare?
Sono ormai passati tre anni da quando quella fatidica, indiavolata mattina a Porteras, Neil Elwood è tornato nella sua vita, e Sophie, a dispetto delle sue ambizioni di donna in carriera, rigorosamente single e ancor più rigorosamente senza figli, alla fine ha dovuto ammettere con se stessa il grande segreto che nessuna donna ammetterebbe mai: anche una ragazza moderna dopotutto sogna il lieto fine.
Ma cosa succede dopo il lieto fine? Come si costruisce un solido lieto inizio?
Ecco che tutto sembra finalmente andare come dovrebbe, perché la vita prima o poi deve pur prendere una sua stabilità, i suoi momenti di serenità, quella sua quotidianità così aggraziata e confortevole, e l'inaugurazione del Centro Elwood, l'orgoglio di Neil, sembra inaugurare anche un nuovo inizio per i novelli sposi; e invece proprio quella sera il destino decide di cambiare le carte in tavola e stravolgere completamente le loro vite.
Dopo quella notte, niente sarà più come prima. Prima della morte di Emma e Michael.
Neil si ritroverà distrutto, straziato, senza più una figlia e Sophie con un marito che sembra non avere più nulla in comune con l'uomo che ha sposato.     
Basteranno il suo amore e la presenza della piccola Olivia a dargli una ragione per continuare a vivere? E come potrà lei amare un uomo che stenta a riconoscere?

Il dolore era diventato ormai parte della normalità e si divincolava come una fitta al cuore, come  quando ti sembra d’avere un altro scalino davanti e invece sei già con i piedi a terra.  

Neil e Sophie scopriranno insieme che il dolore è davvero un punto di non ritorno, il dolore cambia le persone, cambia le priorità, ma quello che non può cambiare è l'inconsapevole, inarrestabile scorrere della vita.
In quei giorni la vita sembra qualcosa di estraneo, una mera apparenza.
Ma Olivia è lì, davanti ai loro occhi e ha bisogno di loro, adesso.    

Era una cosa così intima, prendersi cura della figlia di qualcun altro. Avevo avuto l’impressione, e ce l’avevo ancora, che Emma fosse lì con noi e mi giudicasse perché non amavo sua figlia quanto l’aveva amata lei. Ma più stavo con Olivia, più mi rendevo conto di quanto quel pensiero fosse sciocco. Era impossibile amarla più di quanto l’avevano amata i suoi genitori, però ero sicura che non esisteva nessun bambino al mondo che potessi amare più di Olivia. Ne avevo avuto la certezza fin dal momento in cui era nata.

Non è un caso, immagino, che tra tutti e cinque i libri, proprio in questo le due parole "Ti amo" compaiano così spesso.
Quel Ti amo è tutto ciò che resta di quello che sono stati e la promessa, la speranza di quello che possono ancora essere.

Mi ha guardato negli occhi, e per la prima volta dopo molto tempo, era Neil, la persona che avevo
sposato, che mi stava guardando, non il Neil padre, affranto dal dolore. Nei suoi occhi verde
smeraldo, potevo scorgere tutto l’amore che ancora aveva per me. Non se n’era mai andato via.
Aveva semplicemente pensato che non se lo meritasse. 

Con ogni probabilità queste saranno le ultime parole che spenderò per questa serie, quindi lasciatemele scegliere con cura.
Abigail Barnette, ancora una volta, ci mette davanti una storia dai temi forti, una storia di dolore e di rinascita, di riscoperta di se stessi, ma la racconta a modo suo, con il suo tono dolceamaro, con la spiccata (e, a volte, inopportuna) ironia di Sophie, un'"eroina" sicuramente atipica, ma con una sua profonda bellezza che si svela a poco a poco.
Dopo tante belle cose dette su questo romanzo, vi starete di certo lambiccando il cervello (se avete gettato una sguardo frettoloso giù in basso) nel tentativo di spiegarvi il mio giudizio così fastidiosamente nella media. Ecco, in parte è tutta colpa mia: ho una certa insofferenza per i libri che contano meno di trecento pagine, di contro a un amore spropositato per le lunghe, accurate, meravigliosamente dettagliate messe in scena, i dialoghi vivaci, plastici, brillanti. Non a caso, il mio preferito di gran lunga della serie è il terzo capitolo The Wedding: le mie quattro stelline su Goodreads gli calzano alla perfezione.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: ogni libro è un mondo che si regge su un misterioso, inspiegabile, quasi invisibile gioco di equilibri. Abigail Barnette sa muoversi con una indiscutibile abilità su questo filo sottile.  
In The Baby tuttavia questo equilibrio, nel finale (proprio nel finale!) un po' si incrina.
E tuttavia ho preso la mia decisione: la prossima volta che leggerò The Boss (che non sarà così prossima, dato che ormai conosco tutti i passaggi della serie praticamente a memoria!), voglio avere un libro vero in mano, voglio toccarlo, sottolinearlo, annusarlo, strapazzarlo. Insomma sarà un libro, saranno dei libri decisamente, pazzamente vissuti.
State dunque aspettando di sentirmi dire le paroline magiche "Vi consiglio questa serie"?
Andiamoci con i piedi di piombo, non vorrei diventare oggetto di minacce da parte di lettori amaramente delusi.
Diciamo che riformulerei la frase in questi termini più prudenti: se siete appassionati del romance e apprezzate il romanticismo non convenzionale, se vi siete già cimentati nel genere erotico o pseudo-erotico (temo sia un po' duro come primo approccio), se siete in cerca di una lettura piacevole, scorrevole, che sappia farvi ridere e sorridere, ma anche tenervi col fiato sospeso e strapparvi una lacrima al momento giusto, allora fidatevi The Boss è la serie che fa per voi. 

Parole nuove: acciaio spazzolato, ragazza alla pari, scale a sbalzo

Se fosse una canzone: Coming around again, Carly Simon. Per una coppia che fa scintille ci voleva proprio un pezzo uscito fuori dai mitici, intramontabili Ottanta. Una canzone semplice, ma di grande effetto, sulla rinascita e la riscoperta di un amore.
   
Il giudizio di BP: Niente male  


martedì 8 marzo 2016

Book Shopping Time o ... momenti di estatico masochismo

Breve ma illuminante dialogo fra due creature apparentemente (e solo apparentemente) appartenenti alla stessa specie.
Papà (vocione profondo dal non modificabile impasto abruzzese): "Se avessi dieci euro, cosa ti compreresti da mangiare?".
Io (espressione disgustata da tanta ostentata prosaicità): "Da mangiare?!!!", (tono sognante da lettrice adorante affetta da bibliofilia acuta) "Se ci esce, mi ci compro un libro!".
Papà (ridacchiando - e, lo so!, già ci sta ricamando sopra una bella storiella da raccontare al primo sfortunato che incontrerà per strada): "Hai ripreso tutto da me".
Ecco come stanno le cose, ragazzi.
Le persone si dividono in due categorie: i lettori e i non lettori (sì, sembro un po' papà Gus de Il mio grosso, grasso matrimonio greco).
E ci sono due cose che fanno la suprema, inviolabile felicità di un lettore.
Isolarsi dal mondo reale circostante e immergersi in un mondo letterario non meno reale ...
... e, ma è ovvio: l'ora del Book Shopping!

Dunque, devo ammettere (cuore gongolante, straripante di gioia librosa) che quest'anno si è avviato molto bene su questo fronte ... Ehi, un momento! Ma io non vi ho ancora aggiornato sui miei recenti acquisti!
Rimediamo subito.  

Nuove entrate di gennaio:
Philip Pullman, Queste oscure materie. La trilogia completa
Vanessa Roggeri, Fiore di fulmine
Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici
Il mio acquisto più recente vanta la data di ieri, lunedì 7 marzo.
Per poco non mi sono messa a saltellare come un canguro in pieno giorno (ora di punta) nel bel mezzo del centro commerciale.
In lizza per contendersi un posticino tutto per sé nella mia libreria c'erano Sara Rattaro, con Un uso qualunque di te e Joanne Harris, con Chocolat. The Help escluso immediatamente, causa copertina morbida (che posso dire? Se la Mondadori pretende più di dieci euro, allora io pretendo almeno una copertina rigida con sovraccoperta, che diamine!).
Chi delle due, infine, l'avrà spuntata?
Diamo un'occhiata alla mia scrivania in cameretta.


   
Ebbene sì.
Mi sono portata a casa Chocolat.
Ma con Sara ci siamo già chiarite: l'anno prossimo sarà tutto suo!
Oh? Cosa si intravede nella foto?
Beccata. Olga di carta sarà la mia prossima lettura. Ho già accuratamente disposto la carta della barretta Kinder tra le pagine.



E questa notte mi ha tenuto compagnia, vegliando sui miei sogni insieme a Chocolat (adesso che ci penso ... credo di non aver avuto incubi).
Ma, vi rivelerò un segreto non lettori, sapete una cosa?
Il Book Shopping Time non è solo l'ora dell'acquisto libresco. È un momento di estatico masochismo. Ti aggiri tra gli scaffali, incantata come Alice quando seguì il Bianconiglio nel Paese delle Meraviglie e guardi e tocchi e, soprattutto, scopri. Con la consapevolezza, tuttavia, di dover fare, alla fine, una scelta.
Ma per un momento, un magico, estatico momento quei libri li hai tenuti in mano. Oddio, come si racconta l'emozione di tenere un libro fra le mani?
E così i miei scalpitanti polpastrelli hanno sfiorato (finalmente!) Terapia di coppia per amanti, Il cavaliere d'inverno, Le scarpe rosse (accomodato strategicamente sotto Chocolat), Ally nella tempesta, Harry Potter (giurerei di aver visto il severo indice ammonitore di Piton!), ho scoperto un nuovissimo libro di John Boyne Il bambino in cima alla montagna (edito Rizzoli, gennaio 2016), e, devo riconoscerlo, Accadde a Natale di Sarah Morgan, per essere uno di quei libricini rosa sfarfallanti, mi ha incuriosito.
Unica cocente delusione: non ho ancora avuto l'onore di vedere dal vivo Vita degli elfi di Muriel Barbery. Disappunto, notevole disappunto.
Ora che vi ho raccontato tutto nei minimi particolari (e prima che entri in scena una Rosa irrimediabilmente delirante) vi saluto tutti, lettori, non lettori ... e anche tu, tu che leggi di nascosto e non vuoi farti scoprire.

P.S. Messaggio per Stefania L'Annusalibri, in merito alla TopFive numero 61 sui rituali post-acquisto libresco. Ho trovato un altro punto da aggiungere: armarsi di unghie e pazienza per staccare quelle fastidiosissime etichette con il prezzo e grattare via i residui appiccicaticci della colla.       


 

lunedì 7 marzo 2016

Il Barattolo del Sorriso

Oh, eccovi qui!
Buongiorno a tutti voi, che in questa tarda mattinata vi starete sbracciando per mettere su una bella tavola imbandita come si deve.
Aspettate che provo a puntare il naso verso lo schermo, chissà che non mi arrivi fin qui qualche odorino promettente di ragù ancora sul fuoco lento o  (beh, sognare non guasta!) di polpose polpettine di pesce ... mmmmh! Non vi ho ancora osannato il mio smisurato amore per il pesce (secondo solo ai libri)?
Beh no, oggi no, credo che dovremo rimandare.
Oggi vi parlo di un'iniziativa che arriva direttamente dal comodino delle LGS: Il Barattolo del Sorriso.

L'1 gennaio 2016 
prendete un barattolo vuoto
e mettetelo da qualche parte in camera vostra. Ogni volta che leggerete un libro, 
scrivete il titolo su una strisciolina di carta 
e mettetela nel barattolo. Il 31 dicembre 2016 
aprite il barattolo 
e contate quante striscioline ci sono,
quanti libri avete letto durante l'anno.
Mentre contate,
fate caso al bellissimo sorriso che state facendo! 

Tuttavia ... cosa accadrebbe se provassimo ad amalgamare i libri ... con il cioccolato? 



No-no-no-no-no! Togliete gli occhi di dosso all'istante dalla mia fantastica pizzella arrotolata al cioccolato con croccanti chicchi di nocciole.
Sì bravi, li in secondo piano.
Che ne dite del mio barattolo?
Il problema è che al momento il suddetto barattolo non è ancora utilizzabile (ma io e mio fratello ci stiamo premurando di ripulirlo con solerzia, tranquilli!), così ho ripiegato su un surrogato che non è certo da meno.


Okay, ammissione: ho un debole per le scatole. E si da il caso che questa sia un'ex scatola di cioccolatini, della Fabbrica di Cioccolato Gay-Odin, Napoli.

Ma la mia fantasia che non sta mai ferma e che penso stiate cominciando a conoscere, non è ancora soddisfatta.
Così "Pensa, pensa, pensa!" come Winnie The Pooh, ecco cosa ho pensato di aggiungere (personalmente) a questa delicatissima iniziativa.

1 Fornirsi di una confezione di barrette di cioccolato Kinder (sono sempre di buona compagnia per una lettura).

2 Scartare una barretta e riporne la carta tra le pagine del libro in lettura. Meglio dell'odore della carta, c'è solo l'odore di carta al cioccolato.

3 A lettura ultimata, ritagliate una strisciolina di carta e scrivetevi sopra titolo, autore e mese in cui avete letto il libro.

4 Incollare la strisciolina sulla carta della barretta e riporre al sicuro nel vostro barattolo.

5 E questa, direi, è la parte più dolce. Di anno in anno, riutilizzate le vostre vecchie cartucce: sarà bello scoprire ogni volta quali e quanti mondi diversi avete attraversato con quella stessa carta. E sarete liberi di accompagnare le vostre letture con le cartine che vi sembreranno più di buon auspicio.

E adesso ... vi passo la palla al balzo, lettori.
Cosa ne pensate di questa idea?
Quali sono i vostri rituali di lettura?



mercoledì 2 marzo 2016

GIACINTA, Luigi Capuana

Incipit:

"Colonnello!" disse la Giacinta, attaccandoglisi familiarmente al braccio e trascinandolo un po' verso la vetrata della terrazza con vivacità fanciullesca. 
(...) L'una e l'altro non riuscivano per qualche secondo a riattaccare discorso: poi la Giacinta spingeva gli occhi verso il colonnello che aveva ripreso la sua positura, e portando la punta del ventaglio alle labbra, lanciava un ebbene? un e poi? che provocava la risposta.

Luigi Capuana, Giacinta, I edizione
Oscar Mondadori



Stile di scrittura: malfermo

Complessità dei personaggi: medio-alta

La mia lettura

Ho avuto un rapporto alquanto complesso con questo romanzo. Ad ogni pagina, per tutto il tempo, sentivo dolorosamente che qualcosa, qualcosa di decisamente importante, mancava.
Quando finalmente sono riuscita a riporre ormai letto il libro nel suo angusto posticino nella libreria del mio studio, ho capito. Ho capito cosa non andava. Ma lascerò che sia qualcuno di più adatto allo scopo ad illuminarvi.
"In generale mi piace dippiù la prima metà del tuo libro forse perché l'azione è più viva, o almeno è presentata con maggiore messa in scena. L'analisi che predomina nella seconda parte è forse più perfetta ma resa con minore efficacia, parlo di quell'efficacia che nasce dalla rappresentazione viva, del fatto".
Non a caso chi scrive queste parole è uno che di fatti qualcosina la sa: Giovanni Verga, l'unico in Italia, a mio modesto avviso, ad aver dato al romanzo quella forma che lo definisce come tale, negli stessi anni in cui la stessa casa editrice Treves dava alle stampe Il piacere di d'Annunzio.
Verga è uno che il mestiere di narratore lo sa fare e anche bene.
C'è una ragione tuttavia, se a suo tempo scelsi di leggere Giacinta, scartando gli altri libri a scelta previsti dal corso di Storia della Critica Letteraria Italiana. Perché da un uomo tanto lungimirante e assennato sul piano teorico da controbattere in polemica con Ojetti che, inevitabilmente, l'arte si fa guardando alla vita non ci si può aspettare niente di meno di ciò che lascia intendere una tale significativa presa di posizione.
Ma vediamo dunque, di cosa parla questo romanzo?
È presto detto ed è il titolo stesso a sottolinearlo. Cuore pulsante dell'intreccio è la protagonista, Giacinta.

Quel corpo piccolo e minuto, rannicchiato in tal guisa entro la soffice imbottitura e quasi modellato dalle pieghe della'abito, richiamava in mente l'idea di un gioiello, del suo scatolino di raso azzurro e della fina bambagia color di rosa.   

Quel piccolo quadro da operetta, quel civettuolo tête-à-tête fra il colonnello Ranzelli e questa giovane donna, di cui ancora non sappiamo nulla, che si svolge non così discretamente sul terrazzo dei Marulli e che fa così amabilmente da ouverture ha in sé qualcosa di rassicurante, contiene la tacita promessa di una lettura dilettevole, leggera, senza troppi pensieri. 
Eppure, appena due pagine dopo, cominciamo a renderci conto che qualcosa non quadra.  

Ma quel carattere, un misto, gli pareva, di semplicità, d'ingenuità, di pudore di vergine, con qualcosa di esperto, di maturo, di crudo, di quasi nudo proprio di chi abbia molto bevuto alla gran tazza della vita, quel carattere lo imbrogliava e lo faceva stizzire.  

A questo punto una domanda è fondamentale: chi è davvero Giacinta?     
Il sospetto è inevitabile.
Perché in realtà non è questo l'inizio della storia. 
La storia di Giacinta inizia da qui.

La bimba cresceva in questo ambiente freddo e repugnante, come una povera pianticina spuntata per cattiva sorte in un luogo umido e ombrato. 

Nata non voluta, cresciuta da una donna che non può chiamare madre perché non è sua madre, è la sua balia, nell'infanzia di questa creaturina selvatica c'è un unico compagno di giochi, un garzone, ma che ben presto pretenderà ben altri giochi da lei.
Giacinta allora non può ancora capirlo, ma il suo destino è già segnato.

Si era sentita urtare da certe occhiate scrutatrici, da certe mosse, da certi mezzi sorrisi sorpresi qua e là, evidentemente sul conto di lei, benché non volessero farsi scorgere. Non eran benigni; ci voleva poco a capirlo. Ma perché? 

La vergogna, la vergogna di una colpa non sua, sarà la sua più infida, più insidiosa nemica, che tesserà latente la sua tela nel corso degli anni. Così, mentre Giacinta si crederà felice della sua misera ma sincera felicità, accanto all'uomo che ama, ma a cui è lei a concedersi, ad accordare i suoi favori di amante, e non lui a prenderla come moglie, finalmente al sicuro dalla meschina, ipocrita moralità della bella società, quel senso di inadeguatezza, quella paura mai repressa di sentirsi rinfacciare un commento malevolo dallo stesso amato Andrea, le insidieranno il cuore e la mente come un veleno.
Ed è a questo punto, dal capitolo X (prima edizione), che le cose, dal punto di vista della costruzione narrativa, cominciano a prendere una piega infelice.
Ha ragione Verga, qui il romanzo (che pure nella sua prima parte aveva ancora del salvabile) perde nettamente la sua efficacia: ciò che manca è una rappresentazione che sia viva, ma, prima ancora, manca una visione d'insieme, manca un narratore dalla mano ferma.
Questo è l'errore che Capuana commette (e a cui dà persino delle fattezze fisiche nella persona di quell'orribile artificio letterario che è il dottor Follini). Troppo interessato a mostrarci il "bel caso"di Giacinta, si perde lentamente, progressivamente per strada ciò che ne è della Giacinta donna. 
È come se l'autore stesso non riuscisse a capire fino in fondo la sua eroina, come se non riuscisse a vedere, dalla giusta distanza del narratore, le sue reali possibilità, la sua fresca e spontanea bellezza. E ciò che ne rimane alla fine è ben poco. Fino ad un finale in sordina in cui si recupera fra capo e collo il personaggio di Andrea Gerace: finora debole e scarno, nelle pagine conclusive avrà un suo momento di riscatto, inversamente proporzionale alla perdita di ricchezza e di rilevanza della figura di Giacinta. Perché sarà lui infine ad uscirne vincitore, sebbene ancora una volta passivo. Ammetto di aver nutrito una certa morbosa curiosità per quello che potrebbe essere il nuovo capitolo della vita dell'insipido e inconsistente Andrea.
Penso quindi di essere nella posizione di dire che Capuana con questo primo, vero lavoro mi ha abbastanza deluso.
Tuttavia, chissà, magari Il marchese di Roccaverdina potrebbe essere ancora in tempo per farmi cambiare idea. 

Parole nuove: /

Il giudizio di BP: Guarda e passa