Sempre in viaggio sul mare

Il più saggio di tutti marinai
lui che a terra non era sceso mai
ma vedeva lo stesso tutto il mondo
riflesso ... in ogni racconto
Edoardo Bennato Sempre in viaggio sul mare

venerdì 12 agosto 2016

CANDY CANDY, Keiko Nagita

Incipit:

Cara Miss Pony ...
Il solo scrivere quel nome sul foglio bianco mi inonda il cuore di emozioni, costringendomi a posare la penna.
Tiro un profondo sospiro di sollievo e gratitudine e, senza che me ne accorga, congiungo le mani. 

Kaeiko Nagita, Candy Candy
Traduzione di Silvia Ricci Nakashima
Kappalab



Complessità dei personaggi: media

Stile di scrittura: carezzevole

La mia lettura

Fino a non molti anni fa, prima della mia tutto sommato recente (e rivoluzionaria) scoperta di you.tube, Candy Candy per me esisteva solo nei racconti di mia madre. Ogni volta. per il mio compleanno, lei apriva per me la sua scatola dei ricordi e dava vita alla vivace, allegra ragazza dalle grandi code bionde e il viso tutto lentiggini. 
E così, per due o anche tre giorni, ce ne stavamo lì, sulla nuvola Candy, quel sogno soffice e irraggiungibile, a ricostruire pazientemente ogni episodio di quella che è la storia di una vita, dalla Casa di Pony all'istituto Saint Paul in Inghilterra, il difficile, ostacolato eppure felice periodo della Casa della Magnolia e poi infine, di nuovo lì, dove tutto è cominciato, sulla Collina di Pony. Ve la ricordate, vero?, quella grande, allegra tavolata in cui ci sono tutti (ma proprio tutti tutti!) i personaggi e in sottofondo il narratore che promette l'atteso, sospirato lieto fine con Terence. 
Non c'è da meravigliarsi se per la stessa Keiko Nagita è stata dura mettere insieme ogni tassello del lavoro un po' ingenuo e infantile della sua giovanissima alter ego, Kyoko Mizuki. Candy Candy e Candy Candy - lettere sono i due grandi capitoli definitivi dell'ultima Candy Candy che la scrittrice ha voluto regalare non solo ai suoi lettori e fan, ma ancora prima, forse, a se stessa. 
Nagita riscrive la storia che tutti noi conosciamo compensando quei vuoti, quelle imperfezioni, quei passaggi sui quali chi ha visto la serie animata non può non essersi fermato a pensare con qualche dubbio o riserva. 
Lo stile è semplicissimo, a tratti quasi fiabesco, ma conserva un realismo nei temi, nella definizione dei personaggi, nei particolari secondari, tale che questa Candy la sentiamo particolarmente vicina. 

La Candy con la quale il romanzo si apre è una Candy ormai cresciuta, donna, vive in una casa sommersa dai ricordi, in Inghilterra, con lui ... un lui, per la precisione, come vedremo più avanti, tutt'altro che identificabile (grrrrrrrrrrrrrrrrrrr!). Statevene pure lì a selezionare e studiare tutti gli indizi quanto volete, non ne verrete a capo. Quella furfantella di Keiko Nagita ha calcolato ogni cosa troppo bene (un momento! Voi sapete, sì, che nel manga Candy si sposa con Albert?).
Ma, dicevo, ecco che tu apri il libro e per la prima volta in tutta la tua vita di fan del cartone animato vedi Candice White raccontarsi in prima persona, alcune cose le sai, altre no, altre ancora credevi di saperle e invece ti accorgi che guardando dalla sua prospettiva (interna o esterna che sia, i punti di vista si alternano, ma in maniera godibile e, anzi, io direi persino necessaria) hanno un aspetto molto diverso.
La seguiamo nel suo viaggio all'indietro, fra i ricordi, disseminati fra le stanze della casa sotto varie forme: la lettera di suor Lane (suor Maria), il quadro di Slim, il prezioso portagioie finemente intarsiato che si tramanda nella famiglia del suo lui (?), a custodia di un fascio di lettere, ritagli di giornale, il Carillon della Felicità di Candy ... e la spilla del suo principe.
Vi assicuro che in ognuno di questi oggetti troverete lì ad aspettarvi il racconto di un pezzo della sua vita, le peripezie e le avventure lungo la strada per conquistare la felicità, i personaggi indimenticabili che, nel bene e nel male, ne hanno costellato il percorso. Ad ognuno di essi Nagita restituisce il suo giusto tempo e la sua giusta misura. Il cuore grande di Miss Pony (a proposito, ma voi conoscete il suo vero nome?), la fragile e insicura Annie per la quale, rispetto al taglio preso dal cartone animato, ci sarà un percorso di maturazione più lungo, più realistico, in cui finalmente la vedremo mettersi alla prova e diventare adulta da sola, coscientemente; Archie, che qui non rinuncerà così facilmente all'amore di Candy, le cattiverie e i soprusi di Eliza (Iriza) e Neal, la morte di Anthony, che desta la nostra eroina dal suo sogno felice e le fa aprire gli occhi su chi vuole essere davvero, la signorina Candice White Ardlay (Andrew) o semplicemente Candy, la ragazza forte e indipendente che si arrampica sugli alberi ed è pronta a qualunque sacrificio e a trasgredire le regole più ferree per arrivare in soccorso dei suoi amici?
Decisivo in questo senso è l'incontro con Terry (solo le persone inutili lo chiamano "Terence"), che manda letteralmente in subbuglio il cuore e la mente di Candy. Perché, è proprio vero, è come dice dall'alto della sua inarrivabile saggezza mio fratello Pip: Candy e Terry sono diversi solo in apparenza, ma in realtà sono due metà perfettamente uguali.    
Al di là delle origini e dell'educazione ricevuta, forse le anime delle persone a volte provenivano dallo stesso luogo
Si sostengono, si sopportano (a volte con una certa difficoltà), si prendono in giro, maturano insieme ... e poi sono costretti a separarsi, con la promessa, sebbene mai espressa a parole, di ritrovarsi però un giorno, dopo aver conquistato con le proprie forze, il loro posto nel mondo.
E fin qui, vi giuro, io ero stra-arci-super-sicura di sapere con chi alla fine Candy fosse convolata a giuste e felici nozze. Voglio dire, guardate che bella coppia formano: Candy e Terence. Ahhhhhhh!
E invece no, Le cose non sono affatto così semplici.
Nella seconda parte di Candy Candy - lettere, è come se ci fosse un taglio netto.
La Candy di oggi prende in mano le lettere delle tantissime, numerosissime persone che ha incontrato lungo il suo viaggio di ritorno verso l'America, e poi quelle più recenti, da Annie, da Patty, che sta cercando di sopravvivere alla perdita di Stear, la lettera mai spedita a Terry, in cui Candy, quando è già troppo tardi, mette per la prima volta per iscritto i suoi veri sentimenti (ma, grosso grattacapo, dice "Io ero innamorata di te": cosa vuol dire esattamente questo "ero"?).
Poi, inaspettatamente, il colpo di scena.
Susanna Marlowe, che nella sua debolezza non era stata disposta a rinunciare a Terry pur sapendo di non essere ricambiata, in maniera alquanto inspiegabile e confusa, muore.
La seconda parte si chiude con una lettera piena di speranza da parte di Terry. Alla quale però (e questo è il vero dilemma, il tarlo che ci fa corrodere miseramente il cervello) non segue nessuna risposta.
Eh eh eh. E certo, perché questa donna che ha partorito il tutto, mica è stupida? È chiaro che questo è il tassello volutamente mancante.
Ma le sorprese non finiscono qui.
La terza parte si apre subito con il botto.
Candy infine scopre anche l'ultima verità su Albert, la cui presenza nel corso della storia è come un filo invisibile, che ogni tanto, in alcuni snodi cruciali, ti appare davanti all'improvviso, come una specie di angelo custode vagabondo.
Questa parte, ci tengo a dirlo, l'ho trovata molto meglio strutturata, più realistica rispetto al cartone animato, che liquida la faccenda in tutta fretta. Qui al contrario, troviamo una Candy con la testa sottosopra, che ha non poche difficoltà a rivolgersi al suo vecchio amico, nel districarsi fra le sue tre identità. Ne nasce così un delizioso e vivace carteggio fra i due, il quale, tuttavia, fa pendere l'ago della bilancia a sfavore di Terry. Il suo nome qui è a malapena menzionato. E il punto è che non sappiamo affatto quando avviene questa corrispondenza: prima o dopo la morte di Susanna?
La chiave di volta è nell'ultima lettera che Candy tiene tra le mani. Lo si intuisce sin dal nome del destinatario: Anthony Brown. Ora il cerchio può finalmente chiudersi.    
Ho scoperto che l'amore ha svariate forme e che ci sono cose che, una volta perse, non possiamo più riavere. Non possiamo più incontrare chi ha lasciato questo mondo ... È una realtà talmente ovvia, ma io non riuscivo ad accettarla. Ora invece ... so che anche quando si è vivi, ci sono circostanze in cui il destino non permette a due persone di stare insieme.
Candy è pronta ad andare incontro a una nuova pagina della sua vita.
Ma chi è alla fine questo lui che, a sera, quando infine i ricordi di Candy si acquietano, torna a casa e la stringe tra le braccia?
Miei cari lettori, purtroppo, non lo sapremo mai.
In un certo qual modo, si può dire che la cosa ha un senso. Questo gioco di identità nascoste e sovrapposizioni di figure comincia sin dall'inizio, quando la bambina Candy incontra il Principe della Collina. Poi c'è il fantomatico zio William, il suo benefattore, che nessuno ha mai visto di persona. E poi ancora, Terence, che inizialmente a lei appare con le sembianze di Anthony.
Del resto, che le intenzioni di Keiko Nagita siano proprio quelle di depistare e confondere il lettore non è un mistero, lei stessa lo rivela nella postfazione: "Questo dettaglio resterà perciò un segreto e (lo dico anche con un po' di divertimento) vorrei che poteste gustarlo a pieno nel mondo della vostra fantasia".
Personalmente sono del parere che, in cuor suo, la scrittrice immagini la Candy adulta accanto ad Albert, ma ha fatto di tutto perché il nostro sogno dal titolo Candy Candy e Terence non venisse sciupato.
In fondo se questo romanzo ha visto la luce è proprio grazie all'affetto e al sostegno che lettori e fan hanno sempre dimostrato alla storia di Candy. Quindi forse è giusto che siano loro a scrivere il vero finale.

Ecco, ora che sono arrivata alla fine di questa recensione, sento già un po' la mancanza di questo personaggio, che non si può non amare, perché dietro la fiaba, oltre quel luogo sicuro e spensierato che è la Collina di Pony, c'è la realtà, c'è una storia di sofferenze, privazioni, umiliazioni, ma poi sempre la certezza che, con un po' di coraggio e un sorriso, qualcosa di bello ci aspetta proprio dietro l'angolo ...
In fondo, vivere significa accumulare man mano queste esperienze. Eppure, se si continua a vivere, c'è sempre spazio per la speranza. 

Parole nuove: lupinus, rudbeckia

Se fosse una canzone: E niente. Io continuo a rifletterci, ma finisce sempre per tornarmi in mente la sigla del cartone animato!




Il giudizio di BP: Bello




martedì 2 agosto 2016

Il Quaderno degli Appunti #1

Vi presento il mio semi-serio quaderno degli appunti on-line: tutto quello che una studentessa riesce a carpire in mezzo a mattoni di libri e interminabili ma preziose ore in aula. 

La vita a volte è davvero buffa. Sa venirti incontro nei modi più inaspettati (magari non per questo più felici).
Sto pensando a un modo giusto e intelligente di presentarvi questo post che inaugura una nuova rubrica, e come sempre parto con quelle quattro cose buone che ho in mente e poi vediamo la testiera del PC dove mi porta.
Ma poi ecco che do un'occhiata alla casella di posta. Niente di ché, certo, è la prima cosa che faccio quando apro il  computer. E invece no. Lì rimango, livida di rabbia, col cuore in tumulto, questo furioso TUM TUM  che mi pulsa nelle orecchie.
Ci sono cose che non possono restare così, ci sono cose lì fuori, nel mondo intorno a noi, tra le persone che incontriamo tutti i giorni e che magari presumiamo di conoscere, cose che per mancanza di tempo, buona volontà, o il semplice timore di dire una parola di troppo, diligentemente le seppelliamo sotto un tappeto. Nascoste lì, nessuno le vedrà, e se nessuno le vede è come se non ci fossero.
Nossignori. Io non ci sto.
Quindi, se siete lì, chiedendovi quale sia la lezione che avevo pensato di lasciarvi dall'illustre penna del professor Cesare Segre, ecco, oggi, lettori, parliamo di critica letteraria.
Non perché chi gestisca un blog letterario si fregi di fare critica, come uno spocchioso intellettuale squattrinato dal cipiglio bohémien caricaturale, ma perché leggere, e tenete bene a mente questo, leggere è uno strumento critico in grado di aprire gli occhi sulla vastità e la complessità del mondo. Io spero, sopra ogni altra cosa, che ogni volta che una persona si trovi tra le mani un libro sia cosciente del potere e delle possibilità che questo racchiude in sé.
Vi dicono che tra un cattolico e un musulmano non c'è dialogo, che due culture diverse non possono comunicare! Balle. Panzane. La letteratura è lì a mostrarci l'esatto contrario.
Sveglia gente! È l'ignoranza, questa orribile bestia, questo morbo, che impedisce a due persone, per quanto vicine culturalmente o geograficamente, di comunicare. Lo dico perché lo so, perché lo vivo e molto da vicino: non esiste miseria peggiore dell'ignoranza.
L'appuntamento di oggi con questa nuova rubrica, quindi, vuole essere un modo per condividere con voi quel po' di buono che riesco a mettere insieme grazie ai miei studi, per farvi scoprire in maniera semplice e diretta come una coscienza critica sia fondamentale per affrontare la lettura del mondo di oggi.


A lezione dal prof. Segre

Ho raccolto qui alcuni passaggi cruciali in cui Cesare Segre (per chi non lo conoscesse: filologo romanzo, semiologo e critico letterario di notevole spessore e impatto, morto nel marzo 2014 e che, detto fra noi, mi sta proprio simpatico!) definisce e illustra molto chiaramente il metodo di lavoro per un buon critico letterario.

N.B. Le note che trovate a piè di pagina sono una mia aggiunta.  

Il fine del critico non è discorrere del testo, ma descriverlo, interpretarlo e, nella sua prospettiva storica, valutarlo. La deriva dei significati* può essere, se non bloccata, nettamente rallentata tornando di continuo al testo, riesaminandolo sotto angolazioni diverse e in base a ipotesi di lavoro progressivamente più precise e reciprocamente collegate e confrontate. 
L'evenienza di una comprensione parziale o distorta è riscontrabile spesso. Ciò non toglie che, imperniandosi su un nucleo di significati certamente recuperabili, la filologia possa continuare a conquistare zone oscure, a illustrare ciò che non si comprendeva e a migliorare i risultati della letteratura. 
Ma si può e si deve anche tener presente l'impossibilità di una interpretazione definitiva.
Non è contestabile che il tempo apporti mutamenti e ampliamenti ai significati del testo. Il testo infatti non impiega un codice chiuso e immutabile: impiega vari codici (linguistico, stilistico, tematico, letterario, ecc.) legati al contesto culturale e costituiti in discorso secondo regole epocali. Chi vorrà operare una decodifica, appartenendo a un diverso contesto culturale e/o a una diversa epoca, individuerà necessariamente significati in parte diversi, forse resi più ricchi dalla più lunga serie di esperienze. 
Una concezione comunicativa** della letteratura mette l'autore (l'emittente) alla difesa del suo messaggio. È attraverso il messaggio che egli comunica, dileguandosi poi come persona storicamente individuabile; ma il fatto innegabile è che a lui risale (ed egli silenziosamente rivendica) la responsabilità del messaggio.
Il testo non è res nullius***[cosa di nessuno, senza proprietà]. Abbiamo il dovere di corrispondere degnamente a chi ce lo ha consegnato, cercando di capire in modo esatto. 
Da queste riflessioni scaturisce la necessità di riformulare il concetto di valore letterario.
È giusto considerare punto di arrivo della critica il giudizio di valore, purché si tenga presente che un valore è tale solo in rapporto con i paradigmi epocali o personali. Il valore che permane al di là delle vicende del gusto è quello costituito: 1) dalla capacità di un'opera di sintetizzare la visione del mondo di un'epoca; 2) dal suo potere di smascheramento e di proposta, verificabile attraverso l'impatto dell'opera con la società e con la coscienza contemporanee, e nei casi più eccellenti anche con quelle successive. 

* Il '900 è il periodo in cui prendono piede le teorie, così definite, decostruzioniste, che, nel propugnare l'impossibilità di giungere a una univocità nel rapporto significante/significato, di fatto riducono l'operazione critica ad una infinita catena di meta-discorsi senza soluzione. 

** Segre mette subito in evidenza il concetto per porlo in netta contrapposizione con quanto viene fuori dal Decostruzionismo: la letteratura (considerato quanto detto nella nota precedente) non può produrre comunicazione.  

*** Principalmente si fa riferimento alle così dette teorie reader-oriented, che pongono nelle mani del lettore l'intero processo comunicativo, sottolineando che il testo e il suo messaggio, una volta fuori della portata dell'autore, si realizzano unicamente nel destinatario.   


Da Cesare Segre, Notizie dalla crisi. Dove va la critica letteraria?
Einaudi, 1993