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TWILIGHT. La saga, Stephenie Meyer


Non avevo mai pensato seriamente alla mia morte, nonostante nei mesi precedenti ne avessi avuta più di un’occasione, ma di sicuro non l’avrei mai immaginata così.


SCHEDA

TITOLO: Twilight, la saga (Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking dawn)
AUTORE: Stephenie Meyer
CASA EDITRICE: Fazi Editore
TRADUZIONE: Luca Fusari
PUBBLICAZIONE: 2006-2008
PAGINE: 412 (#1) 446 (#2) 501 (#3) 687 (#4)
FORMATO LETTURA: cartaceo
PREZZO: euro 18,50 (singolo)

SINOSSI: Qui

La mia lettura

Archiviati finalmente i capitoli Filologia Romanza e Letterature Comparate di quel libro senza fine che ha per titolo Esami, come precedentemente stabilito con me stessa, per le prime settimane del mese di Marzo mi sono imposta TASSATIVAMENTE (con grande soddisfazione!) solo letture libere.
Alla fine, a dispetto dei golosi richiami dei libri più recenti regalatimi per Natale, la mia scelta è caduta sulla rilettura (che in effetti adocchiavo e agognavo da parecchio) della saga di Twilight: ho concluso i miei giorni di beatitudine proprio martedì scorso, distesa come un pascià sul divano, ascoltando in completa e perfetta estasi la colonna sonora e le canzoni dei film.

La trama di quella che è stata acclamata da mezzo mondo come la più bella storia d’amore di sempre è ormai risaputa e, se me lo consentite, preferirei risparmiarmi un crimine così orribile quale sarebbe tentarne un riassunto: finirei per ridurre uno splendido arazzo a un triste moncherino.
No, quello che vorrei, qui, è cercare di trasportarvi per qualche secondo nell'atmosfera magica, nell'incantesimo da cui ci si sente avvolgere accostandosi alle pagine della saga. E, allora, già che ci siamo, ne approfitto subito per avvertire chiunque non abbia ancora letto i libri illudendosi di conoscere Twilight grazie ai film: posso provarvi (benché Robert Pattinson e Kristen Stewart abbiano tutta la mia approvazione e la mia gratitudine) che si tratta di due esperienze completamente diverse.

Dopo aver passato un amorevole fazzoletto sulla copertina impolverata del primo libro, mi sono chiesta un po’ titubante … ma le mie prime emozioni, quelle che ancora adesso potrei contare una ad una sfogliando le pagine, scorrendo le righe, le ritroverò? Anche dopo aver visto i film (quante volte? Mah, ormai non ne ho idea)?
Beh, forse James e Victoria non mi fanno più venire i sudori freddi … non ho ripetuto a Bella per mezzo libro che era pazza a fidarsi di un vampiro (è triste ammetterlo, ma la prima volta, all'inizio, Edward non mi ispirava molta fiducia) … Ma tutto il resto era ancora lì. A partire dall'unicità del legame tra i due protagonisti.
Ricordo benissimo, infatti, che, allora, la cosa che più mi aveva sorpreso, anzi, per usare la parola giusta, dovrei dire sconvolto era proprio la totalità, l’intensità, la delicatezza di questo sentimento.
Perché Stephenie Meyer non ha semplicemente imbacuccato due marionette per un teatrino improvvisato. Lei ha tratteggiato meravigliosamente ogni personaggio in un mondo incredibile (cos'è uno scrittore se non un “creatore di mondi possibili”?), in cui il soprannaturale vive appena a un passo dall'umano. Bella fa questo passo. E non sarà una scelta indolore: c’è Charlie, il padre con cui ha appena ritrovato un rapporto, dopo essersi trasferita a Forks, c’è Renée, la mamma-ragazzina verso cui si sente protettiva … e c’è Jacob. Il suo migliore amico, il licantropo nemico giurato dei vampiri. Jacob, però, è anche qualcosa di più: è la possibilità di una normale vita umana, la possibilità di una vita che tutto sommato sarebbe molto più semplice e naturale.
Ma c’è Edward.

Edward. Edward. La mia vita e la sua erano due fili intrecciati. Tagliane uno e li recidi entrambi. Se lui fosse scomparso, non sarei stata capace di sopravvivergli. E se fossi scomparsa io, neanche lui sarebbe sopravvissuto. Un mondo senza Edward mi sembrava completamente privo di senso. Edward doveva esserci. 

Edward è nella sua vita, è parte della sua vita, in un modo così profondo che neanche la parola “fidanzato” sembra riuscire a suggerire. Lei preferisce chiamarlo il suo "fato", il suo "destino".
In qualche modo, il vampiro buono (sì, lo so, questa definizione è così limitante e riduttiva da suonare come un insulto) e la normale ragazza umana sono due metà che combaciano perfettamente, entrambi sono, nell'intimo, creature solitarie. Ed è bellissimo poter stare lì a scoprirlo, passo passo, pagina dopo pagina … così magico … così reale.
Ecco, è qui che sta la chiave di tutto: è la differenza fra vedere Twilight e entrare dentro Twilight. Quando ci sei dentro, per un momento, riesci a credere davvero che il mondo in cui viviamo sia un posto molto più misterioso di quanto non appaia.


Parole nuove: creosoto, impasse, imprinting, iperventilazione.

Se fosse una canzone: Turning page, Sleeping at last. Io la considero un capolavoro. Ascoltatela e ditemi se queste parole non sembrano uscite dalla bocca di Edward. 




Il giudizio di BP: Mi ha stregato



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