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UNA CERTA IDEA DI MONDO, Alessandro Baricco



La mia lettura

A me questo libro ha fatto graditissima e gradevolissima compagnia. Potrei semplicemente finirla qui, avrei già detto tutto, ma forse questo "tutto" vale la pena raccontarvelo meglio.
Pescato alla Little Free Library, residenza fissa da oltre un anno sulla mia scrivania, tra gli astucci e la lampada, quella a forma di lampadina, che non uso, Una certa idea di mondo si è rivelato in fretta il miglior antidoto allo stress da studio. Ed ecco il perché di tanta attenzione nel centellinarlo.
Il motivo è anche un altro però: con i libri di questo tipo, ad affrettare la lettura, il senso rischia di consumarsi già dopo una manciata di capitoli, l'entusiasmo si affievolisce, e ti ritrovi alla fine che non ti ricordi più perché hai deciso di sprecare così il tuo tempo. Beh, questo errore magari evitiamo di farlo.

Non sarà particolarmente originale, o più brillante e intelligente di altri, ma il punto non è quello, Baricco sta lì, dietro la sua penna, a parlarti non di un momento storico, di un singolo individuo, di filosofia, di cinema, di letteratura (fa anche questo, ovviamente, fortunatamente, perché l'essere umano ha una naturale predisposizione all'autoreferenzialità e la letteratura è il luogo principe in cui questa trova soddisfazione) ma, in sostanza, si parla di libri, di libri che lui ha letto e che, fra tanti altri letti, gli hanno lasciato qualcosa. È di quel "qualcosa" che ha voglia di parlare.
L'idea, non così snob come può sembrare, è che da questo qualcosa possa scaturire una certa idea di mondo. La propria.
Non voglio dire che gli riesca sempre, ma almeno una volta in un capitolo (e un capitolo in questo libro non corrisponde a più di due facciate e mezza) la palla va in buca, qualcosa di importante o, più banalmente, di molto bello Baricco la dice, e anche bene. La fa quasi troppo facile forse, ma non c'è dubbio che sappia dirlo bene, con un tono, senza via di mezzo, o da intellettualoide borghese posato ed elegante o da ragazzaccio ribelle blasfemo da prendere a calci. O ve la lima per benino, tipo così: Avevo allora quell'altissima tollerabilità al mistero che è tipica dei bambini di dieci anni: abbastanza intelligenti da registrare dei fatti curiosi e divinamente disponibili a ignorarne le cause vere. Amen. Oppure ve la sputa fuori così, come verrebbe detta ad alta voce, seduti al tavolino di un bar con un vecchio amico di bagordi: Era il prototipo del pignolo (sta parlando di Erodoto: sì, quello delle Storie) che non si accontenta delle spiegazioni del dépliant e alza la mano in continuazione chiedendo chiarimenti [...] Ti trovavi in viaggio con uno del genere, e ti sparavi. Amen di nuovo.
Però, riconosciamolo, quando gira proprio alla grande, è grande per tutto il tempo di quelle due facciate e mezza. Per esempio quando si tratta di spiegare la follia del nazismo, e lo fa a partire dal libro di Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich. O, prendiamone un altro, quando ti spiega che c'è il serio rischio che l'erotismo di Kawabata ci appaia (cioè, a noi occidentali) "tipicamente giapponese" perché siamo noi ad esserci fatti una certa idea dell'erotismo giapponese leggendo Kawabata (ehm... no, io non sono compresa in quel "noi" di gente che ha letto Kawabata). 
Succede anche, a volte, che si crei un adorabile disaccordo, da buoni compagni, cameratesco, che però dai quell'ultima uscita secondo te è alquanto avventata, che magari se la sta un po' raccontando 'sta storia che quanto è coraggioso Darwin, con freddo occhio da naturalista, a licenziare così in due battute una delle prove più difficili dell'esistere, cioè avere un padre. Eh no. Ma col cavolo, uno non può cavarsela mica così, perché guarda caso quella sera, mentre stai studiando sullo Stoppelli, ti capita di leggere una frase che così riassume splendidamente il farsi stesso della letteratura (o meglio, siamo onesti, la frase presa nel suo contesto serve per spiegare il lavoro del filologo, ma funziona benissimo anche per lo scrittore): esiste la possibilità, la probabilità, il dubbio, l'incertezza: a rendere questa dimensione serve il discorso. Applauso.

Ecco cos'è che ha di speciale un libro così, che non ha per te, lettore, una storia più o meno verosimile da raccontare né personaggi indimenticabili da regalare, ma solo questa materia grezza: idee. Perché questa è materia che aspetta solo di essere lavorata da qualcuno che abbia voglia di sporcarsi le mani. Perché intanto, vedete?, abbiamo scoperto un'altra cosa. Non solo i libri sono fatti per dialogarci, questo è evidente, è per questo che li cerchi, perché hai bisogno di qualcuno con cui parlare, preferibilmente qualcuno che ti capisca, che sia sulla tua stessa lunghezza d'onda (e, tra l'altro, ciò spiega perché nessuno ama gli stessi libri, soprattutto, non allo stesso modo). C'è di più, i libri possono (e se possono allora devono) dialogare fra loro, purché il lettore si presti al ruolo di intermediario. Mi spingo ancora più oltre: è a partire da queste finestre intertestuali che si forma il gusto del lettore. Perché insomma, cos'è poi il gusto? Il gusto è la consapevolezza di ciò che ci piace, e la consapevolezza si acquisisce con il confronto. Indirettamente forse ma, se questo è vero, in qualche modo allora la nostra idea di mondo ha molto a che fare con il gusto. Senz'altro ha molto a che fare con i libri.

Quindi ecco, come che vogliate metterla, a me proprio non riesce pensare a questo squisito libricino come tempo sprecato. Meno male.
Quando ci si stanca si molla lì, il libro si perde tra i meandri di casa, scompare per mesi, finché, spinto da misteriose correnti sotterranee, rispunta in superficie, e vi aspetta lì, sapendo che prima o poi sarete troppo stanchi per aprire il libro che state leggendo ma non così tanto da cercare un fumetto e sicuramente non così incurabilmente da spegnere la luce senza leggere. Al momento buono ve lo ritrovate in mano, ciao Ambrose, come va?, sempre a zonzo per il Messico?, dai, vediamo cosa hai da dissacrare oggi.
"Nichilista (s.m.): Un russo che nega l'esistenza di tutto, tranne di Tolstoj. Capo di questa scuola è Tolstoj".
Dai, Ambrose, non sparare boiate.
"Genuino (agg.): Autentico, reale. Per esempio, genuina contraffazione, genuina ipocrisia, eccetera".
Già meglio. Non è che hai qualcosa di speciale?, che stasera ce ne sarebbe proprio bisogno.
"Fotografia (s.f.): Dipinto realizzato dal sole nella totale ignoranza dei rudimenti dell'arte".
Qualcosa di veramente speciale, volevo dire.
"Chemisier (s.m.): Non so cosa significa".
Ecco. Adesso sì. Grazie.

Una certa idea di mondo | Alessandro Baricco | Giangiacomo Feltrinelli Editore 2013 | 176 p. | euro 7,00


Parole nuove: curaro, linimento, lungodegenza, rutilante.

Se fosse una canzone: Like the sun (Come il sole all'improvviso), Zucchero




Il verdetto della Balena Parlante: ★★★



Commenti

  1. Ciao ragazza, sai cosa mi piace delle tue recensioni? Beh che tu fai vedere i libri con altri occhi, offri degli spunti di riflessione e spieghi a parole quello che senti e uno ti immagina, anche se non ti conosce, mentre digiti sulla tastiera queste frasi, che sei obbligato a leggere, perchè ormai vuoi sapere dove si andrà. Non è solo una recensione, ma una vera e propria analisi e se il mio professore di italiano del liceo ( e ne ho avuto uno in gamba, anche se noioso) ci avesse messo la tua passione e ci avesse presentato i libri come fai tu, con competenza ma anche con sentimento, probabilmente all'epoca, avrei letto tutto in un altro modo e non mi sarei ritrovata a 35 anni ad apprezzare capolavori che avrei dovuto comprendere meglio a diciassette. Sì perchè un conto e raccontare la storia, il perchè un determinato libro è stato scritto e l'analisi del testo e un conto è volerlo leggere perchè tra le righe si nasconde un mondo, che non è solo quello scritto dall'autore, ma è anche quello che ogni lettore costruisce con la propria immaginazione Detto questo, ti lascio e ti abbraccio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco perché mi piace un tipo come Baricco, scanzonato e dissacrante (anche con se stesso) e tuttavia consapevole del suo buon gusto in fatto di libri (e se ne compiace, ma mi sembra pure giusto), che, se ci pensi, è un po' la motivazione che oggi porta in tanti a farsi il logico discorso che precede la decisione di aprire un lit-blog: non sono molte che posso dire di saper fare, ma senza dubbio una di queste è parlare di libri, allora perché no?, ecco qua, mi metto a vostra disposizione. Io, per quello che è nelle mie possibilità, che non è molto, se penso ai blog che pubblicano più post in un mese e magari anche di qualità, ci tengo che la mia voce si senta, che abbia un peso e, soprattutto, che possa lasciare qualcosa a chi decide che vale la pena dedicarmi un po' del suo tempo. A me sembra il modo più corretto e onesto di gestire uno spazio virtuale. Quando leggo le tue parole, ho la sensazione di riuscirci davvero, quindi grazie, con tutto il cuore.
      Un abbraccio fortissimo a te, Baba!

      Elimina

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