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I Nuovi Mostri | IL CIRCO DELLA NOTTE, Erin Morgenstern

| I Mostri Antichi li conosciamo, o quantomeno fingiamo di conoscerli, ma i Nuovi Mostri? Chi sono, dove sono?



La mia lettura

Quando mi capitano libri così, di quella giusta levatura perché la Balena Parlante inizi a cantare L'anima vola, io puntualmente, miseramente, mi dico ecco, capisci cosa volevo dire? Non dovresti accontentarti di niente di meno da un libro.
Eh.
Come darmi torto.
Che posso dire a mia discolpa? A volte anche un MacChicken ha il suo discreto fascino.
Però poi voglio vedere che faccia hai davanti a due fettuccine in salsa rosé al salmone esaltate dall'odore appena accennato del vino bianco.
In realtà, per quanto mi riguarda, prima del gusto, parecchio prima del gusto, è un altro il senso che si attiva: l'udito. È chiaro, se non riesci a orientarti con quei pochi punti di riferimento che l'autore dissemina con una certa parsimonia nelle prime pagine, se insomma hai la vista compromessa, è sull'orecchio che fai affidamento. E l'orecchio cosa fa? Il tuo amico orecchio cerca una partitura musicale dietro il testo. Se il suono ha una sua esatta, incontestabile cadenza, se la cadenza detta un movimento più ampio, se diventa ritmo, allora accomodati pure: qualunque cosa ti stia aspettando oltre quel mare calmo di pagine, lo spettacolo è garantito.
Che si tratti di un fantasy, rende il tutto maledettamente più eccitante.
L'aspetto intrigante è che Il circo della notte (dal 25 maggio di nuovo in libreria per Rizzoli in edizione BUR) difficilmente riusciresti a farlo rientrare nel genere fantasy. Eppure questo libro ha in sé del fantasy più di molti altri che mi siano capitati tra le mani negli ultimi tempi - da un Philip Pullman leggermente sopravvalutato a un simil-orrifico Ransom Riggs. Molto dipende, immagino, dall'idea che ognuno ha di magia. Ho scoperto da un pezzo che per me "magia" vuol dire mistero, fascino, eleganza. Vuol dire vedere possibilità straordinarie nelle cose più ordinarie.
Se la forma più elementare di magia è l'arte del raccontare storie, allora non c'è dubbio, Erin Morgenstern è una maga.
Non mi considero tanto uno scrittore quanto qualcuno che fornisce una strada, una sorta di percorso affinché il lettore possa raggiungere il circo. Per poterlo visitare di nuovo, anche solo con il pensiero se fisicamente non è possibile. Un percorso che affido a parole stampate sulla carta spiegazzata di un giornale, parole che il lettore può leggere e rileggere, tornando al circo ogni volta che lo desideri, in qualunque momento del giorno, in qualunque luogo. Portandole con sé a piacimento.
Messa in questo modo, sembrerebbe magia, non è così?

Friedrick Thiessen, 1898 
Lo capisci, perché quando certe frasi ti passano davanti, il tuo cervello va in visibilio e ti fa: "Frena, frena un po', e questo cos'è? Riavvolgi il nastro". Il fatto è - e prestate attenzione - che parliamo di frasi come questa: Un pomeriggio fa ritorno alla townhouse dove un tempo abitava, pensando che forse non sarebbe troppo invadente invitare il suo maestro per una semplice tazza di tè: l'edificio è abbandonato, le finestre chiuse da assi inchiodate ai telai. 
Primo piano. Un uomo e i suoi ricordi.
Due punti. Stacco fluido, impercettibile.
Campo lungo. Le spoglie della realtà. 
Il contrasto è sensibile. La bellezza della costruzione sintattica, invece, sfila via che è un attimo. È perciò che torni indietro. Vuoi vedere, vuoi capire. Devi avvicinarti. Il mistero va penetrato.
Erin Morgenstern è ben consapevole di questa fascinazione, sa come alimentarla, ed è qui che entra in gioco Bailey. Bailey, l'unico tra i personaggi principali a godere di una prospettiva esterna del circo, ciò significa che si trova nella nostra identica posizione e tanto basterebbe a far di lui il tipo perfetto con cui simpatizzare, ma consideriamo anche questo, che parliamo di un ragazzo normale, non c'è niente di speciale in lui, l'unico destino a cui per nascita ha diritto di ambire è quello umilissimo di rilevare la fattoria di famiglia, un lavoro di tutto rispetto certo, eppure... Eppure nel giovane Bailey c'è qualcosa che preme per uscire, è un sognatore e ha quella buona dose di coraggio e incoscienza che al momento giusto può fare l'impensabile. E sarà proprio lui, quando tutto apparirà ormai perduto, la chiave di volta, il deus ex machina della situazione.
Niente lo lega al circo. Niente, solo il caso. Perché a volte perfino nella vita monotona e abitudinaria di un sorvegliante di pecore di Concord può accadere qualcosa che non era previsto. 
Perché il Cirque des Rèves, il circo che apre i suoi maestosi cancelli al crepuscolo per richiuderli all'aurora, che odora di mele caramellate e popcorn dolci, il luogo in cui sogno e realtà si confondono e si fondono... attrae, seduce, inganna, rivela, tenta. Chi vuol vedere apra gli occhi, chi ha timore della verità li chiuda. 
E la verità è terribile. Avvicinarsi ad essa, vuol dire abbandonare quel sentiero sicuro, familiare, affidabile che è la ragione, vuol dire accettare il fatto sconcertante, umanamente inconcepibile, che esistano territori che la ragione non può conquistare, misteri che non è in grado di spiegare, frontiere oltre le quali la conoscenza umana non può spingersi.
Così ci sono uomini come Mr Barris, che decide che non vale la pena farsi troppe domande quando il vantaggio è potersi guardare allo specchio e scoprire che il tempo pare passargli accanto senza sfiorarlo, o uomini come Chandresh Lefèvre, che pure attraverso la cortina di nebbia di una mente offuscata - da chi, invisibile, opera dietro le quinte - intuisce con orrore cosa accade all'interno del circo, e tuttavia non ha né la lucidità né la forza di agire; ma ci sono anche donne, come Tara Burgess, che paga a caro prezzo la sua instancabile ricerca di risposte.
Ed è qui che arriviamo a parlare dei maghi.
Chi è il mago se non l'uomo che rinuncia alla sua posizione di sottomesso alla ragione, l'uomo che si spoglia delle apparenze? Prospero l'Incantatore ha da tempo smesso di usare il suo vero nome, come non sapesse più che farsene, Alexander, l'uomo in grigio, non ha ombra.
Per due gentiluomini che hanno visto in diretta più storia di chiunque, il mondo non è altro che un grande campo da gioco. Le persone, gli eventi: semplici fattori, variabili. L'età per stare sulla scena da attori è passata, adesso si godono lo spettacolo. Una volta ogni tanto però (diciamo quando sono più annoiati del solito) si fa viva la tentazione, sempre forte, di mettersi alla regia e vedere cosa ne verrà fuori, come andrà a finire.
Che tipo di intrattenimento potrà appassionare questi due? La risposta è abbastanza ovvia. Una sfida tra maghi. Due allievi. Un ring.
Un ring può avere forme diverse, naturalmente, e quello a cui Prospero ha pensato stavolta è a dir poco grandioso. Un circo, un mondo in miniatura, un microcosmo. E non sarà un circo qualsiasi...
Eccola dunque la verità. Le migliori maestranze, gli spettacoli più bizzarri, la magia più vera: sfondo, scenografia. Uno sfondo dinamico, vivente, reale, ma comunque uno sfondo. I veri protagonisti sono soltanto due, i giocatori, Celia e Marco.
Quello che persino a loro è ancora oscuro è che non c'è un vincitore da dichiarare, il verdetto della sfida non è in mano a un giudice. C'è un particolare che entrambi i loro maestri hanno omesso: che non si tratta di una gara di abilità. È una prova di resistenza. Chi vince è chi rimane in piedi fino alla fine. Freddezza, disciplina, intelligenza, astuzia. Sono queste le qualità richieste in un giocatore. Ma se il tuo avversario ha il volto della persona che ami, se negli anni questa persona è diventata l'unica ragione vivente che ispira la bellezza e la perfezione della tua arte, se, in qualche modo, è a questa sola persona che l'hai "consacrata"... allora le cose si complicano. E non di poco.

L'aspetto da non sottovalutare - perché dubito sia casuale - una specie di porta secondaria che ti permette di accedere direttamente al cuore del romanzo, è il periodo storico in cui Morgenstern sceglie di ambientare le vicende. Siamo negli ultimi decenni dell'Ottocento. Qualcosa sta accadendo, gli equilibri si incrinano: il positivismo, che fin qui ha indicato la giusta rotta del progresso, inizia la sua parabola discendente, la scienza stessa, con le sue più recenti e contraddittorie scoperte, invalida una lettura esatta, univoca del mondo. L'uomo comincia a chiedersi se il tempo interno, il tempo della coscienza, quello vissuto, quello che nessun orologio è buono a misurare, non abbia pari o persino maggiore consistenza rispetto al tempo oggettivo. Se finora del Tempo non ha considerato che un singolo aspetto.
Provate a guardarlo ora, in questa diversa ottica, il Wunschtraum, il capolavoro di orologeria congegnato da Friedrick Thiessen (povero Friedrick, non meritava di finire così) che ogni notte i visitatori del circo ammirano mentre i suoi pezzi si scompongono e si animano: è, letteralmente, come prendere il Tempo, smontarlo con precisione chirurgica e poterne infine scoprire l'ossatura. È davvero il "sogno dei sogni": il mistero del Tempo spiegato.
L'inganno è che non c'è nessun inganno.

La scrittura di Morgenstern è una scrittura che procede per ellissi, l'autrice non si scomoda mai a dire nulla di più dello stretto indispensabile, spesso bisogna fare lo sforzo di trovarlo da sé il senso di un episodio e, quando non è immediatamente chiaro, continuare a leggere, vedere dove ti porta la storia, ma con un occhio sempre vigile alle spalle, in attesa di arrivare ad uno snodo cruciale per fare due più due.
L'intreccio inoltre abbonda di flashback e flashforward, quindi fate buon uso delle indicazioni spazio-temporali in sottotitolo all'inizio di ogni capitolo (non stanno lì per bellezza).
Ci sono poi altri aspetti, marginali ma non minori, che hanno reso piacevole il soggiorno tra le pagine di questo libro. Penso ad esempio a quell'insolito rispetto per l'alterità linguistica, per cui accanto a un Mr Alisdair c'è spazio per un meno ovvio Herr Thiessen e finanche per una Tante - "zia" in romeno - Padva. (A me questo tipo di considerazione fa allargare il cuore di gioia). O a quel modo casuale, spontaneo, allusivo, non pruriginoso, non ideologico, en passant, con il quale si accenna ad amori omosessuali.
C'è l'amore, quello fatale, travolgente, che unisce Celia e Marco. Un amore che nasce trovandoli ancora sconosciuti, già avversari, che fa sì che si riconoscano, come in uno specchio, nelle loro rispettive solitudini, quel tipo di amore che, nell'assenza, nella distanza, si rafforza invece di spegnersi.
E c'è tanto e tanto ancora che brulica silenzioso sotto quel mare calmo di pagine, in attesa solo di voi per prendere vita.


Il circo della notte | Erin Morgenstern | trad. di Marinella Magrì | Rizzoli Libri 2012 | 468 p. | euro 18,50


Parole nuove: deflagrazione, polena

Se fosse una canzone: Il cielo in una stanza, Franco Battiato (cover)




Il verdetto della Balena Parlante: ★★★★★




Commenti

  1. Anche io ho subito l'indubbio fascino dello stile di questa autrice. Che dire... semplicemente magico! ♥

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    1. E dire che è il suo primo romanzo. Leggeremo altro di suo in futuro? Spero proprio di sì.

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  2. Amo i libri che parlano di circo (non a caso sono affascinata da "Caraval" attualmente), il che è strano considerando che odio i pagliacci. Mi piace l'atmosfera di magia, mistero e illusione, il labile confine tra realtà e sogno.
    Questo libro è nella mia reading list da un po', è uno di quei libri che intendo leggere a mente libera.
    Bellissima la citazione riportata, mi ha ricordato tanto il libro "Tutta la magia dei sogni" di Cassie Beasley, che consiglio vivamente, e che mi ha trasmesso proprio le sensazioni descritte.

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  3. Puoi stare tranquilla allora, non si avvistano pagliacci in questo libro. E se la citazione ti è piaciuta, penso ti innamorerai come me del capitolo finale, una specie di ode all'arte della narrazione e ai suoi mondi.

    P.S. "Tutta la magia dei sogni" andrò a cercarmelo.

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  4. Ma perché io invece non sono riuscita ad andare oltre le 50 pagine più o meno?
    Leggendo la trama ho proprio pensato fosse uno dei libri che piacciono a me ma poi... una carrellata di cose per quanto riguarda lo stile che invece, da sempre, mi mettono in difficoltà ossia l'uso del presente per narrare, il continuo saltare da un piano temporale all'altro senza spiegarti perché sei finito lì, l'inserimento a un certo punto di un capitolo con nuovi personaggi, nuova ambientazione e ancora nuovo periodo (ulteriormente differente da quelli citati prima)... sono io limitata probabilmente ma tutte queste cose messe insieme mi hanno talmente innervosito che l'ho mollato molto presto. :-(

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    1. Leggere è un'esperienza personale, quindi è inevitabile, ognuno di noi legge uno stesso libro in maniera diversa. E questo vale persino quando quello stesso libro piace a più persone, perché magari poi si finisce per scoprire che i motivi per cui è piaciuto non sono esattamente identici, perché ognuno di noi costruisce il proprio percorso di lettura. E se questo percorso ti arricchisce di qualcosa che per te è prezioso nessuno ha il diritto di sminuirlo.
      Per quanto riguarda l'uso del presente, è chiaro che può essere percepito come un fattore disturbante, specie se non si è abituati ad averci a che fare, e questo a un primo impatto risulta abbastanza straniante. Comunque con questo libro ti consiglierei di riprovarci, prima o poi, per me ne vale assolutamente la pena.

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  5. Una Rosa appassionata? Certamente. Una blogger competente? Assolutamente sì. E' bello leggerti, così carica di sentimenti, così appassionata, così viva. No, questo romanzo non lo conoscevo, sì lo avevo visto in giro e no, non credo che faccia per me, però è bello, estremamente bello, leggere le tue frasi così ricche ed emozionanti. Sei una delle poche che passo a visitare comunque, indipendentemente dal titolo del post!

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    1. Eh. Come faccio a spiegarti quanto mi rendano felice (e orgogliosissima) le tue parole, Baba? Sei la lettrice che ogni blogger vorrebbe. Fortunata io ad averti.
      Tra l'altro, ma penso che tu lo sappia, affetto e stima sono assolutamente reciproci.... anche se ci sono quei periodacci in cui resto latitante!

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  6. Ciao Rosa!
    Che recensione accorata. Non credo il libro faccia per me, ma complimenti per il modo appassionato in cui ne parli.
    Un bacione, Stefi

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    1. Oooooh, Stefi, ma grazie! Si sente il cuore eh? In effetti un po' mi tremavano le mani, mentre battevo sulla tastiera.

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