Passa ai contenuti principali

L'IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME, Alice Basso




La mia lettura

Prima di dire qualunque altra cosa, c'è un punto che dovrei subito mettere in chiaro: io mi sono innamorata di Alice Basso molto prima che iniziassi a leggere questo romanzo. 

Non so se ricordate (e spero proprio di sì) quella leggendaria diretta Facebook da Garzanti, l'estate scorsa, come aprivi la finestra del video faceva capolino questa donnina, taglio di capelli e viso paffuto, ti veniva in mente Heidi, e con lei una privilegiata cerchia di blogger superfighe che cercavano di non spanciarsi dal ridere. Vedete il fatto è che Alice Basso (sì, è lei la donnina del quadretto) ha una qualità irresistibile, sa tirare fuori la sua intelligenza senza farti sentire uno stupido e in più regalandoti pure una risata. Ecco, osservatela bene questa qualità, perché non te la insegnano a scuola, si chiama autoironia. 
E così tu stai mesi a spasimare e sognare, perché, ne hai la certezza matematica, una testa brillante come quella lì deve aver scritto qualcosa che funziona. Non vi dirò bugie: questo libro (a dispetto delle mie paranoie da disfattista, appena comprato) funziona davvero.
Ne hai una bella dimostrazione già al momento, sempre cruciale, in cui la protagonista fa il suo ingresso. Che poi, e lì è il bello, in realtà tu quasi non ti eri accorta che Vani fosse già lì (eppure è lei che racconta tutto, in prima persona!), lì, su quella poltroncina di velluto verde, silenziosa ma estremamente ricettiva, come un gatto, che osserva l’arrogante dottore di turno a cui deve prendere le misure. Finché non apre finalmente bocca. E allora sì che diventa ben visibile. 
Ma, dato che siamo già arrivati a questo punto, sarà bene spiegarvi prima chi è Vani. 

Fa un mestiere ingrato, ma sa farlo benissimo, è intelligente, acuta, i suoi occhi registrano tutto, la sua mente lavora ad una velocità impressionante, è capace di rivoltarvi come un calzino sporco in due secondi, perché è questo che fa. Silvana (Cassandra) Sarca è una ghostwriter, ma non è una ghostwriter qualsiasi: scrittori e personalità pubbliche che si affidano alle sue mani la guardano con diffidenza, con timore, il suo capo, Enrico Fuschi, è costretto a tenersela buona, perché Vani è merce rara, ha un dono, ma è anche imprevedibile. Vani legge le persone, le studia, trova la loro “voce” ed è con quella voce che scrive, non con la sua. Così ad esempio succede che scrive il romanzo più bello del mondo e nessuno lo sa, perché quel romanzo dato alle stampe, acclamato dal pubblico non è suo. Ma tanto lei ha imparato anche troppo presto a tirare avanti con un “se me ne fregasse qualcosa”, trucco viola, ciuffo nero petrolio, impermeabile lungo, ti viene il dubbio che non sia davvero Lisbeth Salander quella che hai incrociato per un mezzo secondo per strada. 
Solo che forse sono tutte stronzate, forse dopotutto (lo intuisci già al secondo “chissenefrega”) non è vero che a Vani le cose stanno bene così. E magari è per questo che quel giorno, contro ogni logica, i suoi piedi la portano alla presentazione di Riccardo Randi, perché non sarebbe male far rivivere quella specie di intesa che si era creata all'istante quando lei gli aveva portato in casa editrice la mappa per il libro a cui lui, scrittore di primo pelo in crisi, non riusciva a dare forma. Perché per una volta si era sentita considerata, perché per una volta non aveva avuto a che fare con una persona priva di immaginazione. Vani non vorrebbe, ma il suo cuore è già pronto a bruciarsi. 
Tuttavia, tra incontri di un romanticismo alternativo al Poligono e picnic sul Po, la Vani ghostwriter è sempre al lavoro, solo che questa volta Enrico le ha appioppato una bella gatta da pelare: Bianca Dell’Arte Cantavilla, l'incarnazione vivente di tutto ciò che la nostra Vani aborrisce, una figurina eterea e benefica tipo dama Galadriel (Dio, che soddisfazione, finalmente anch'io colgo i riferimenti a Tolkien), la quale dalle sue mistiche visioni di angeli ha tirato su un impero inimmaginabile. Forum, siti web, lettori, questa truffatrice dall'aura new age ha un largo seguito (per inciso, peccato che nel 2015 Gabbani non si fosse ancora presentato a Sanremo con Occidentali’s karma, Alice Basso gli avrebbe riservato un trattamento interessante, è sicuro). Ma a quanto pare le sue lezioni di armonia cosmica non suscitano solo sentimenti pacifici. Che ci sia un nipote a cui fa gola una ricca eredità? O vale la regola che è sempre il fidato e devoto maggiordomo - fidata e devota cameriera in questo caso - dietro l'oscuro rapimento? 
L'indagine è in corso. La casa editrice cerca di contenere i danni. Ed è così che Vani s'imbatte nell'impermeabile beige di Romeo Berganza, il commissario che veste esattamente come i commissari vestono nei gialli. Tra i due, a dispetto delle infauste circostanze, scatta automaticamente un senso di empatia e di stima reciproca. Del resto, seppure per scopi e ragioni che non potrebbero essere più diversi, entrambi hanno a che fare con le persone nel loro lavoro, hanno imparato a intuirne il modo di pensare, a interpretarne e, all'occorrenza, anticiparne i movimenti: comprendersi, riconoscersi, è semplicissimo. Che ci sia spazio anche per qualcos'altro?   

Quindi: ricapitoliamo un po’.
C’è una sparizione misteriosa su cui far luce, ma non è un giallo, c’è una sottotrama romantica, ma non è una commediola rosa; incidentalmente si scorrazza anche nel young adult (e con un'esattezza che alla maggior parte degli autori YA non riesce), ancora trovate uno scorcio di Torino poco raccomandabile, ma (indovinate un po’?) non è un noir.  Alice Basso riesce a shakerare tutto questo in un unico, strabiliante cocktail. L’ingrediente segreto? La letteratura. E non dico “letteratura” con riferimento esclusivo al gusto per la citazione, o a quell'attenzione oculata per il mondo dell’editoria, si tratta di finezze (non preziose magari, ma ugualmente ben riuscite) come i giochi di metaletteratura e autocitazione. 
Ripasso veloce, cos'è di preciso “metaletteratura”? Un’operazione di smonta-rimonta. È come se chi scrive, per un momento, uscisse furtivo dal sipario per venirci a dire: “Okay, ora venite con me, vi faccio vedere com'è il grande show dietro le quinte, vi faccio vedere cos'è che fa stare in piedi tutto questo”. In parole povere ci svela i segreti del mestiere.
Esempio. Avete presente l’entrata in scena di Berganza in casa editrice nel bel mezzo del putiferio scatenato dalla vendetta di Vani? Beh, lì si gioca proprio a carte scoperte.

Per un attimo di stupefatto silenzio i sei occhi degli occupanti dello studio, i miei compresi, si puntano sul commissario che, in uno sventolio di impermeabile, ha azzeccato una fantastica entrata in scena. Imperativa, mozzafiato, con un meraviglioso calcolo dei tempi. Dio, quest'uomo dev'essere veramente uscito da un libro, e anche da uno discreto.

Che vi devo dire? Questa è roba che mi affascina in un modo da perderci la testa. 
Anzi, io mi spingerei anche più in là, fino a dire che, in questo senso, il personaggio stesso di Vani acquista un altro significato. Dunque: lei è una ghostwriter e a questo punto avrete ben chiaro cosa fa di un ghostwriter un bravo ghostwriter. Invece il bravo scrittore, che animale è? Ve lo siete chiesto?  Parte della risposta sta nel realizzare che le due razze probabilmente non sono tanto dissimili, perché, se ci pensate bene, uno scrittore, uno bravo, deve essere anche un bravo ghostwriter. A lui non basta parlare come, deve diventare quel personaggio.
Insomma, questo gioco di specchi, come vedete, può replicarsi all'infinito.

Che Alice Basso sappia come far funzionare le cose in un libro è piuttosto evidente, sa come intrattenere il lettore, come dargli quello che vuole, ma lo fa con stile, con una sana dose di autoironia, giocando con la finzione letteraria, e, meravigliosamente, riesce a spuntarla.
Devo aggiungere altro? Avete trovato il libro perfetto da leggere sotto l'ombrellone (dovreste cominciare a pensarci seriamente, ormai siamo vicini al periodo) o, in alternativa, alla fermata dell'autobus. In un modo o nell'altro, ne sarete conquistati.

Ah! Giusto un’ultima cosa. Se ve lo state chiedendo, no, Red non è incluso con il libro (però è vero che sta bene in coppia con Vani?).


L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome | Alice Basso | Garzanti Libri 2015 | 271 p. | euro 9,90


Parole nuove: egoriferito, ipertricotico, malmostoso

Bonus track: No more I love you's, Annie Lennox




Il verdetto della Balena Parlante: ★★★★½



Commenti

  1. Grande Vani **
    Mi è piaciuto tantissimo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vani è un gran bel personaggio, molto ben sfaccettato. Fortuna poi che sia attorniata da altri che non sono da meno.

      Elimina
  2. Cara Rosa, come sai ho adorato entrambi i primi romanzi e leggendoti è un po' come aver rivissuto quel momento in cui tutto ha avuto inizio. Grazie di cuore! Io mi preparo per il terzo ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anna Rita, il tuo commento è un colpo al cuore (che mi ricorda quanto - colpevolmente - ho trascurato il tuo bel blog. Tornerò da te apposta per rileggermi le tue impressioni su questa prima avventura di Vani, promesso).
      Sempre felicissima di regalarti una bella emozione

      Elimina
  3. Ciao Rosa,
    la metaletteratura a volte mi affascina da perderci la testa altre volte no. Dipende se il gioco è troppo scoperto oppure se si gioca senza rendersene nemmeno conto. La migliore è forse quella a più livelli che non fa sentire ignorante chi non riesce a superarne il primo. Vedo e non vedo, capisco e non capisco. Per me i libri seminano sassolini che tracciano un percorso, per arrivare dove ancora non lo so. L'importante è il viaggio no?
    Detto questo io Alice la amo, Vani la venero, ma in questa storia di menti brillanti sono solo una Laura, l'amica di Morgana.
    ;-)
    un bacione da Lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carissima Lea, le tue parole sono sempre occasione di riflessione per me. E di fatti il primo pensiero che mi viene è: "Ehhh ma quanto sarebbe bello poterci confrontare a voce, di persona? Tutta un'altra cosa, di sicuro".
      Beh, per ora ci facciamo bastare questo spazio virtuale. Anche se ad aprire la porta sul discorso "Metaletteratura", ti trovi davanti non un mondo, ma un universo intero! Io, ad esempio, ho amato il gioco più sottile e sofisticato di un'autrice come Muriel Barbery ne "L'eleganza del riccio": lì in effetti, un po', ignorante ti senti, eppure sono così tante le finestre che ti si aprono che tu non puoi fare a meno di ringraziare e pensare "beh, lo spunto ce l'ho, poi magari un giorno questi posti li visiterò per conto mio" (ovviamente parlo di "posti"in senso figurato, eh! Senza nulla togliere alla bellezza di Parigi).
      Però, secondo me, un genere privilegiato per scontrarsi con il confine metaletterario è il teatro. Soprattutto poi se è teatro "dal vivo". E qui penso in modo particolare ad "Amleto". Qui la metaletteratura non è solo un gioco letterario, ma un modo per riflettere sulla condizione umana, per straniare l'uomo da se stesso. E' straordinario. Ti consiglio di leggerlo prima o poi.
      Alice Basso ovviamente vola un bel po' più basso (no, il bisticcio non era voluto, me ne sono accorta rileggendo) eppure mi è piaciuto come si è servita di questo "arsenale letterario" per tenere la storia insieme. Insomma il gioco c'è, funziona, ma non puzza di spocchia.
      Ah! (Ultimissima cosa, giuro, poi metto finalmente il punto a questo commento-fiume) Dici Laura? Mmmmmhh, non saprei. Me lo dovrei rileggere. O ci sarà un po' di spazio in più per lei nel secondo libro? In ogni caso, ti farò sapere.
      Bacione Lea (perdonami il papiro, se puoi!).

      Elimina
  4. un libro da una trama originale che intriga parecchio!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Intrigante è la parola giusta! Dopo un paio di pagine ti rendi conto che non puoi più farne a meno.

      Elimina
  5. Ciao Ragazza, lo leggo solo adesso questo magnifico post, ma meglio tardi che mai vero? Quanto mi sei piaciuta? Questa è una recensione di qualità, non c'è che dire. Io amo Vani Sarca, e amo Alice naturalmente, che ho la grande fortuna di conoscere. Sono stra-felice che ti sia piaciuto così tanto. Io il terzo devo ancora leggerlo, ho avuto una serie di contrattempi e voglio gustarlo, senza fretta. a presto!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, gente, ma lasciate che me la tiri, solo un nanosecondo, "recensione di qualità" detto da Baba, la blogger che mi fa pendere dalle sue labbra quando scrive ... ma quanto mi emoziona su una scala da 1 a un miliardo?
      Dico sinceramente, grazie Baba, la tua esuberanza è sempre più che benvenuta qui.

      (Ovviamente Alice Basso e chi la molla più ormai?!).

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

2017: tiriamo le somme

Fare un bilancio, per come la vedo io, significa essere onesti con se stessi e vedere un po' che si è combinato. Niente bluff. Ecco perché è un casino. Fuori di qui, resto sempre quella tipa lì, la nichilista, pseudo-romantica studentessa fuori corso (è il caso di festeggiare, sono entrata ufficialmente nel terzo anno già da un paio di mesi, mica uno scherzo) che va a letto con gli incubi, all'idea di avere tutta una tesi da scrivere, per non dire di un futuro nella grande spaventevole giostra del mondo in cui ancora non riesce a visualizzarsi. Passi avanti? Oh dai, ne abbiamo fatti. Per esempio, sul libretto, la mia carriera è ormai a un punto di non ritorno: tre firme ancora da apporre, gli ultimi tre esami, tre esami e puoi quasi dire di aver passato il primo step. Con quel pizzico di immaginazione che certo non ti manca puoi sentire fin qui la voce del presidente di commissione dichiararti dottoressa. Fa il suo effetto, perché negarlo. Un rito di passaggio deve fare il su…

GIACINTA, Luigi Capuana

"Colonnello!" disse la Giacinta, attaccandoglisi familiarmente al braccio e trascinandolo un po' verso la vetrata della terrazza con vivacità fanciullesca. (...) L'una e l'altro non riuscivano per qualche secondo a riattaccare discorso: poi la Giacinta spingeva gli occhi verso il colonnello che aveva ripreso la sua positura, e portando la punta del ventaglio alle labbra, lanciava un ebbene? un e poi? che provocava la risposta.

La mia lettura
Ho avuto un rapporto alquanto complesso con questo romanzo. Ad ogni pagina, per tutto il tempo, sentivo dolorosamente che qualcosa, qualcosa di decisamente importante, mancava. Quando finalmente sono riuscita a riporre ormai letto il libro nel suo angusto posticino nella libreria del mio studio, ho capito. Ho capito cosa non andava. Ma lascerò che sia qualcuno di più adatto allo scopo ad illuminarvi. "In generale mi piace dippiù la prima metà del tuo libro forse perché l'azione è più viva, o almeno è presentata con m…

Qualcosa si è mosso | Da SCRIVERE È UN MESTIERE PERICOLOSO a NON DITELO ALLO SCRITTORE, Alice Basso

La mia lettura
Bene. Io direi che tre giorni passati a sghignazzare di segreta soddisfazione, in una posa a metà tra genio del male che trama nell'ombra e ragazzina delle medie alla prima cotta, possono anche bastare. Adesso ricomponiamoci un attimo, per amor del cielo, e cerchiamo di affrontare la situazione con la serietà che merita. Niente di insostenibile, state sereni. Perché la storia di cui parliamo è pur sempre, fondamentalmente, una storia adorabile. Si ride sotto i baffi, ci si commuove il giusto, si annuisce con quel pizzico di consapevole malinconia, ma soprattutto ci si innamora, di brutto. (E poi non venitemi a dire che non vi avevo avvertito).

Per la serie dove eravamo rimasti, ricapitoliamo: epica vendetta ai danni di capo schiavista calcolatore e di ex fidanzato stronzo opportunista. Yeah. Uno a zero per Vani Sarca, signori, che dal finale del primo libro esce trionfante come una Erinni dei reietti, in mano un nuovo contratto rimpolpato da un sacrosanto aumento, u…