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TERAPIA DI COPPIA PER AMANTI, Diego De Silva




La mia lettura

De Silva ha un'audacia piratesca, prende uno spunto veramente buono (e uno spunto veramente buono è il modo migliore per compromettersi) e quel che ne fa è un libro che... Ragazzi, non vi dico... Questo autore ha un modo, un gran bel modo, di sbrogliare il discorso, di dettare e scandire il ritmo della narrazione. Un capitolo ascolti le confessioni a cuore aperto di Viviana - lei è quella sentimentale, che arrossisce e si arrabbia alla parola "scopare", quella pallosa insomma, si potrebbe dire malignamente, quella che vuole risposte sicure e le vuole subito, che ha bisogno di sapere dove sta andando questa relazione che il buon costume definisce "squallida" - poi volti pagina e trovi tutt'altra musica, ecco Modesto, poveraccio, che fa il figo per nascondere che se la sta facendo addosso per come le cose sono pericolosamente cambiate e gli sono sfuggite di mano, perché è stato così stupido da credere alla balla che trovi un'amante trovi L'isola-che-non-c'è: lui è quello che fin che può procrastina (ehhhh quanto ti capisco!).
Ma il cuore del libro non si esaurisce in un duetto che risponde perfettamente - o così pare - alla legge dell'attrazione degli opposti. In questa shakespeariana commedia umana, in cui non si distinguono peccatori e virtuosi, ce n'è per tutti: si può trovare un dottor Malavolta scombinato da una ragazzina come Richard Gere in Analisi finale, Fracasso senior, il padre-non-padre di Modesto, un uomo dalla filosofia spicciola, palesemente, odiosamente in pace con la sua coscienza di fedifrago (e c'è quasi da invidiarlo). Alle volte poi - e neanche così raramente - De Silva non si fa problemi a prendersi il suo tempo - un capitolo, un paragrafo, due righe - per gustare della buona musica, per farcela assaporare anche a noi, per spiegarcela con quell'orecchio di chi se ne intende.
Vedete bene quindi che il lettore si ritrova con una strana accozzaglia di cose in mano che non si capisce com'è si tengano insieme. E insieme ci stanno scandalosamente bene, eh, è questo il guaio.
Perché (come direbbe il mio minuto, occhialuto prof al punto più bello di una lezione di teoria della letteratura) ora il problema è: com'è possibile?
Ci ho messo un paio di mesi per capirlo. 
È che De Silva scrittore si comporta in modo molto diverso da un (prendiamo a caso - ma neanche tanto, a pensarci bene) Lorenzo Marone. Marone è un narratore, vale a dire che per lui al centro c'è la storia.
In Terapia di coppia per amanti non è così. La storia non sta al centro - perché comunque c'è, è ovvio, una storia, ed è bellissima, e ti tiene col fiato sospeso - no, al centro invece c'è una domanda e la domanda suona più o meno così: quali sono le cose per cui vale la pena - ma davvero - rischiare il tutto per tutto?
Beh. È una domanda importante, cazzo. Sfido che questi due sono andati in terapia. Sono costretti a scegliere che fare delle loro vite, da dove incominciare a costruirla una felicità tutta loro, e se per quella felicità sono disposti a smantellare due famiglie. 

Andrebbe detta poi un'altra cosa, che questo è anche il tipo di libro che si arruffiana il lettore, che ti lascia credere volentieri di essere un ammazza-caffè o una di quelle melodie facili che ti entrano in testa al primo colpo e ti diventano di gran compagnia. 
Su di te, ecco, cala quell'effetto da ritorno a casa.
(Vi sfido a provare che non è così).
Apri la porta, togli le scarpe - il sollievo... - ti butti sul divano - un secondo prima di ricordarti che proprio la mattina hai sprimacciato e gonfiato a dovere i cuscini, particolare bastardo immancabile.
Rimani così. Semplicemente ti godi questa sensazione, questa benedizione, la libertà dell'intimità. E basta.
Terapia di coppia per amanti ti da questa sensazione. Cioè, tu senti proprio che potresti anche abitarci in questo libro.

Poi però fiuti qualcos'altro. Perché sì, è tutto vero, è di questo che si tratta: io e te, un amore e niente più. Ma in quel "niente più", sorprendentemente, c'è tutto.


Terapia di coppia per amanti | Diego De Silva | Giulio Einaudi editore 2015 | 288 p. | euro 18,00


Parole nuove: diottria
Se fosse una canzone: Don't stop believin, The Journey



Il verdetto della Balena Parlante: ★★★★½





Commenti

  1. Cioè ma davvero?? Ma che recensione è questa???? Magnifica ragazza. Mi è sembrato di avere il libro in mano che ho letto parecchio tempo addietro e intanto annuivo con la testa. Poi mi sono accorta di non avere affatto il libro in mano, ma bensì il cellulare, con la recensione di Rosa sullo schermo. Hai proprio ragione, al centro di tutto non c'è la storia, ma domande esistenziali, punti di vista, emozioni e un'accozzaglia di cose diverse che stanno magnificamente bene insieme. Un abbraccio e a presto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sai che emozione, aprire appena alzata la casella di posta e trovarci in regalo parole così belle dalla mia cara Baba! (Soprattutto quando per scrivere la recensione ho penato per mesi...). Mi piace vederti che annuisci e ritorni col pensiero a questo libro, perché in effetti è proprio uno di quelli che non si scrostano via facilmente, né dal cuore né dal cervello. De Silva è anche meglio di quanto immaginassi.
      Ti abbraccio anch'io.

      Elimina

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