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THE STRANGER, Abigail Barnette




La mia lettura

Tempo fa scrissi che una delle mosse più azzeccate che facevano di The Boss un vero e proprio outsider nella selva oscura di serie erotico-romance - e di Abigail Barnette una scrittrice decisamente in gamba - era l'ellissi dal racconto dei fatti del "come-tutto-ebbe-inizio", più di nove anni addietro ormai, in un aeroporto di Los Angeles, complice un volo per Tokyo in ritardo, tra Sophie e Neil.
Se è per questo ho anche scritto, preparando col cuore in gola la recensione di The Baby, che non avrei avuto altre occasioni per parlare di questa serie (che io, se non fosse ancora del tutto cristallino il concetto, ho adorato e ancora adoro dopo riletture di riletture... Seriamente, dovrei darci un taglio o finirà per venirmi a noia). Nel secondo caso sbagliavo - oh quanto sbagliavo. Per quanto riguarda la prima affermazione... Leggete quanto ho da dirvi e giudicate un po' voi.

Una precisazione per i The-Boss-Addicted: purtroppo per noi, la Newton Compton non si è ancora mossa per portare ai lettori italiani questo prequel (e così pure il racconto The hook-up, che però trovate tradotto integralmente qui, grazie alle Crazy Girls del blog CrazyForRomance), quindi ahimè la soluzione al momento è una: armatevi di spirito d'avventura e dell'ausilio di un buon sito, per esempio wordreference.com, e buttatevi sulla lettura in lingua (si può fare ragazze, ce l'ho fatta io!).

Seconda precisazione: la serie The Boss, questa è la conclusione a cui sono giunta, non è soltanto un romance o un romanzo erotico, è qualcosa di più, è un romanzo pop.
Prendete un paio di forbici, ritagliate la trama romantica e, per ora, accantonatela (con cura, vi prego): quello che avete tra le mani non è altro che un découpage di tutto ciò che chiamiamo "cultura pop". Femminismo postmoderno, uso occasionale e spensierato di cannabis, culto della moda, sessualità, disparità sociale, tutto quello che vi viene in mente c'è.

Bene. Ciò detto (la discussione è ancora sul tavolo, comunque, avremo presto modo di riparlarne...), riprendete pure la "cartaccia" romantica e dispiegatela davanti a voi. Oggi è di questa che ci occuperemo.

Non so se vi ricordate la Sophie Scaife d'esordio del primo libro. Cresciuta in una roulotte, l'indipendenza di una madre single come modello, il Midwest nel sangue e il sogno della moda da rincorrere a New York, lei è il tipo di ragazza che non perde di vista la rotta, che sa - o pensa di sapere - cosa vuole e non si risparmia per arrivarci (sì beh, tutto perfetto ed equilibrato, finché... E no, il resto dovete leggervelo).

Ecco. Dimenticatela.
La diciottenne fresca di diploma in fuga dal suo futuro e dalle responsabilità, che gironzola col cuore pesante in aeroporto e gioca a fare l'adulta in un mondo improvvisamente troppo da adulti sembra davvero non avere nulla in comune con quella Sophie.
But college was... so final. Once I went to college, my youth was officially over. After a degree came a job, after a job came marriage, and after marriage came children. I wasn't sure I wanted any of those things; until a few weeks ago, I'd had to ask an adult for permission to go to the bathroom.  
Naturalmente quello che non aveva messo in conto - oltre alle prospettive reali di una vita in un paese straniero di cui neanche conosce la lingua - è che i suoi occhi potessero incrociarsi con quelli intensamente verdi di un sexy colonnello Brandon in carne e ossa, quasi fosse uscito fuori dalle sue fantasie di lettrice di Jane Austen apposta per esaudire i suoi desideri più sporchi e inconfessati.
Le cose si complicano in fretta. Un momento sono due sconosciuti intenti a scambiarsi sguardi furtivi e incerti, del tutto inopportuni, inevitabilmente attratti l'uno dall'altra, un momento dopo sono due sconsiderati che decidono di starci a questo gioco, che non hanno la minima idea di cosa stiano facendo, di sicuro qualcosa di sbagliato, lei non è mai stata fuori nel mondo reale, è evidentissimo, lui è decisamente troppo più vecchio... Non resta che fingersi chi non si è.
Per una storia d'amore non sembra proprio un inizio ideale.
Ma è quanto basta per prendere una stanza insieme. Soprattutto con l'incentivo di dieci ore da riempire fino al prossimo volo.
L'incredibile, l'inaspettato è che due esseri umani riescano, a dispetto di queste sciagurate premesse, a sperimentare una vicinanza mai conosciuta prima, a condividere, intimamente, qualcosa.
The way he kept using my name over and over set me on fire. I'd never heard it said the way he said it. Like he owned it. Like he owned me.
For a night, he could. 
Sapete qual è la prima cosa - la prima - che mi aveva lasciata assolutamente stranita - del tipo, oh-mio-dio in che pianeta credevo di vivere fino a poche righe fa?! - quando, estratto Kindle per PC come trampolino, ho iniziato The Boss? Il fatto che una storia di una notte sembrasse avere tanta importanza sia per Sophie - una scioccata, oltraggiata Sophie che si rende conto di non essere neppure riconosciuta dall'uomo, sei anni dopo, lui capo, lei assistente - sia per Neil - che si precipita a porgere le sue scuse da perfetto gentleman, appena la verità gli si palesa davanti in tutta la sua sconvolgente evidenza.  
Era come guardare due attori sulla scena improvvisamente dimentichi - o stanchi magari - di un copione trito e ritrito, che andavano avanti, serafici, imperturbabili, a braccio.
Qualcosa non quadrava.
Ma come? Quante volte la brillante commedia hollywoodiana ci ha messo davanti l'entrata d'effetto in ralenti di un Lui, impettito, lievemente arrogante, sguardo indifferente, e, relegata nell'angolino della vergogna, una Lei a bocca aperta, che fa di tutto per ricomporsi e alla svelta, prima di chiudersi in bagno con un rotolo di carta igienica e l'amica dai tempi del liceo, a incolparsi delle debolezze della carne? Finché più tardi, per sbaglio, si ritrovano in ascensore, Lei e Lui, soli, finalmente, di nuovo, a stabilire di comune accordo un freddo, logico trattato di non aggressione. Lo sanno tutti, una notte non conta davvero. Perché preoccuparsi?

Abigail Barnette solleva l'obiezione: e se invece non fosse così semplice? Chi ha detto che un rapporto occasionale non ha diritto a un po' di umana considerazione da parte di due persone? Pensiamoci, un corpo sconosciuto, un paesaggio con il quale non si ha confidenza, in cui bisogna imparare come muoversi per capire dove arrivare, non è degno al contrario di tutta l'attenzione possibile?
Forse dopotutto la storia ce la raccontano in modo sbagliato.
Quello che non ti dicono è che mettere da parte il sentimento non vuol dire affatto mettere la dignità sotto i piedi. Perché non esiste rapporto - sentimentale, sessuale, lavorativo, amichevole - senza quel reciproco rispetto. Perché un rapporto è una faccenda umana tra esseri umani, che scelgono e accettano da pari di condividere qualcosa per un dato tempo. E non importa che non sia per sempre. 

The Stranger, in quel ristretto ma ben sfruttato spazio di una novantina di pagine, è di questo che racconta. Di come avere cura di una persona significa farle apprezzare ciò che è. Di come una parola ufficialmente catalogata in senso volgare quale è appunto "fica" (per l'inglese "cunt" addirittura persiste una connotazione spregiativa), a sorpresa, nel giusto contesto, può rivelare invece un che di affettuoso. Di come le dinamiche nei rapporti seguano spesso strade impreviste. In definitiva, di come a volte per ritrovarsi bisogna perdersi.
Sophie, all'inizio del racconto, è una ragazza terrorizzata dalla vita e da un mondo in cui teme non esserci posto per lei né tantomeno per i suoi sogni.
Il mattino dopo quelle paure sono ancora lì, di Leif, l'affascinante sconosciuto - che in realtà è Neil, ma come si fa a diffidare di un nome così inusuale come Leif? - non c'è più traccia. C'è invece una decisione da prendere.
Sembra davvero chiedere troppo a una diciottenne, appena tirata giù dal letto, con un cuore ferito come souvenir, gestire tutto questo in una volta.
Eppure all'improvviso cosa fare appare talmente chiaro... Del resto, qualunque cosa sia davvero successa quella notte a Los Angeles, dimenticare sarà impossibile.
Tonight was over. It had been over the moment he'd reminded us both of the world that waited for us in the morning. But we held onto each other like we wanted to stay right where we were. 
Bene. Ora... Abbiamo cominciato con delle domande, vi aspetterete delle risposte, presumo?
Okay, ecco qua.
Il libro. Mi è piaciuto?
Eh. Direi. (Tanto pure).
Avrei preferito che Abigail Barnette, da scrittrice intelligente qual è, rinunciasse stoicamente a questa logica del marketing che impone spin-off, prequel e quant'altro data una già prolifica serie?
Domanda crudele. Come faccio a dire di sì, adesso che l'ho letto? Semplicemente, credo sia sempre una la regola valida: un prequel non è indispensabile, quindi, tranquillamente, puoi scegliere di ignorarlo, se però decidi di non ignorarlo, allora fatti il piacere di riservartelo sempre e solo alla fine della lettura della serie di base. Altrimenti gusti solo metà.


The Stranger (The Boss series #0.5) | Abigail Barnette | 2016 | 90 p. | euro 2,99


Parole nuove: leprecauno

Se fosse una canzone: 200 note, Laura Pausini




Il verdetto della Balena parlante: ★★★★


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