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CINQUANTA SFUMATURE. La trilogia, E.L. James

Premessa

Devo confessarlo, prima di iniziare: ho letto i libri in Pdf su Google (la mia prima volta), perché non ero affatto sicura che ne sarebbero valsi la pena; non solo, ma ancora adesso sono dibattuta (scusate, non è voluto il gioco di parole) fra un cinquanta e cinquanta. Perciò in questo post non potrò convincervi a comprare e leggere Fifty Shades, ma vorrei che un messaggio arrivasse chiaro: non affidatevi mai al chiacchiericcio e alla disinformazione (sospetto anzi che siano stati questi i due ingredienti del successo della trilogia). Per quanto infimo un libro possa essere, valutatelo solo in base al vostro giudizio, non parlate con altre parole se non le vostre.


Mi guardo allo specchio, arrabbiata e delusa.

La mia lettura

Okay, mi arrendo. Devo mettere per bene, tutto, nero su bianco, tutte le mie contrastanti impressioni, altrimenti impazzisco: il caro, vecchio Metodo Petrarca.
Oddio, spero non sia blasfemo nominarlo qui, in questo spazio, visto che oggi non parleremo di alta letteratura, e purtroppo (e sottolineiamo mille volte “purtroppo”)  neanche di scritture particolarmente brillanti. Oggi parliamo del lui e della lei che al momento per celebrità hanno scalzato persino Edward Cullen e Bella Swan.
Lei è Anastasia Steele (cognome rivelatore: questa ragazza è veramente d’acciaio), una ragazza candida, semplice, come tante, senza grandi ambizioni se non il sogno di incontrare l’amore. Ma ironia (o crudeltà?) della sorte s’innamora perdutamente dell’uomo che più sbagliato di così non si può: questo lui è Christian Grey, il miliardario, il dio greco, il Dominatore sessuale, il bambino fragile: Mr Fifty Shades.
Ecco, loro due sono il polo attorno a cui ruota la trilogia, perché in effetti (e questo è già un primo, non trascurabile peccataccio) gli altri personaggi, anche quelli da cui ci si aspetterebbe un certo peso nella storia, sono appena abbozzi. L’unico a salvarsi, forse, per quanto strano possa sembrare, è Taylor, il braccio destro, il tuttofare in pratica, di Christian Grey: di lui si dice così poco, ma si vedono sparsi qua e là tanti di quei piccoli indizi che è impossibile non fermarsi un minuto a fantasticarci sopra.
Ma quello su cui proprio non posso transigere, come già pronosticato, è che la penna di Erika Leonard, alias E. L. James, decisamente non fa presa sufficiente, soprattutto se si considera l’enorme potenzialità della storia. Insomma, la Twilighter che è in me non può che agonizzare al pensiero di cosa avrebbe mai potuto fare quel geniaccio di Stephenie Meyer con un materiale tanto promettente. Anche perché bisogna riconoscere che alcuni momenti sono piuttosto ben costruiti, emozionano, e mi riferisco in particolare al finale del primo libro (beh sì, qui ho pianto come una fontana, lo ammetto) e a buona parte del secondo e poi sì, rileggere in appendice, dopo l’epilogo, il primo incontro fra Ana e Christian dal punto di vista di lui è stato inatteso e commovente, perché vedi quanta strada sono riusciti a fare insieme: come entrambi all'inizio siano stati ingannati dalle apparenze, per poi pian piano scoprirsi, accettarsi... amarsi per quello che sono. E ti rendi conto che il fatto stesso che Anastasia sia capitata (ehm, caduta lunga distesa per essere precisi) nell'ufficio di Mr Grey per un puro, fortuito caso ha dell’incredibile, dice già tutto: avrebbero potuto non incontrarsi affatto, e invece Ana è stata un bellissimo, miracoloso imprevisto nella vita di un uomo che tiene tutto sotto controllo.

Perciò, un consiglio ai potenziali lettori, per evitare che cadano come me nel tranello di un errato calcolo dell’orizzonte di attesa: non sono romanzi per adulti (contando, ovviamente, sulla maturità che un ragazzo o una ragazza dovrebbe aver già acquisito a sedici anni) e non aspettatevi qualcosa di brutale e carnale à la Marguerite Duras. Non fraintendetemi, però: i temi sono forti, eccome, fanno discutere, ma Fifty Shades non è in grado di reggerne il peso; non a caso, Ms James nel finale sceglie una soluzione facile, sceglie il lieto fine. Consiglio quindi di considerarla come una favola dark.

Rimangono solo poche altre cose da espungere.

1 Una scrittrice che ha la pretesa di definire “erotici” i suoi romanzi, dovrebbe sapere che non è certo la minuzia dei dettagli sconci a fare la differenza in una scena di sesso e che non basta il semplice enunciato “Non sono mai stata baciata così” a rendere visibile quel “così”.

2 In risposta alle voci agguerrite delle femministe: in un rapporto sadomasochista, come si può evincere dalla stessa lettura dei romanzi, i termini “Dominatore” e “Uomo” non sono equivalenti, cioè l’Uomo non è per definizione il Dominatore. Vogliamo ricordare che Christian Grey è un ex Sottomesso?

3 Il massimo della tensione si raggiunge nel primo libro, fra i capitoli 6 e 7. Ammetto che prima di entrare nella Stanza Rossa, mi sono presa un intermezzo di TV con mio fratello. Ma leggete il libro una seconda volta e scoprirete che l’adrenalina è scomparsa.

4 E a chi parla di “scandalo”: francamente, risparmiatevi una parola così importante per un romanzo che ne sia degno.



Cinquanta sfumature di grigio | E. L. James | Trad. di Teresa Albanese | Mondadori 2012 | 548 p. | euro 7,99

Cinquanta sfumature di nero | E. L. James | Trad. di Silvia Zucca | Mondadori 2012 | 594 p. | euro 7,99

Cinquanta sfumature di rosso | E. L. James | Trad. di Eloisa Banfi | Mondadori 2012 | 624 p. | euro 7,99


Parole nuove: clitoride, laptop, loop

Se fosse una canzone: Love me like you do, Ellie Goulding.
Da un mese ormai, la prima cosa che faccio la mattina, dopo aver aperto gli  occhi e prima di fare colazione, è canticchiarla fra me e me. Con grande disperazione di mio fratello.




Il verdetto della Balena Parlante: ★½                             



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