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Qualcosa si è mosso | Da SCRIVERE È UN MESTIERE PERICOLOSO a NON DITELO ALLO SCRITTORE, Alice Basso


            
La mia lettura

Bene. Io direi che tre giorni passati a sghignazzare di segreta soddisfazione, in una posa a metà tra genio del male che trama nell'ombra e ragazzina delle medie alla prima cotta, possono anche bastare. Adesso ricomponiamoci un attimo, per amor del cielo, e cerchiamo di affrontare la situazione con la serietà che merita. Niente di insostenibile, state sereni. Perché la storia di cui parliamo è pur sempre, fondamentalmente, una storia adorabile. Si ride sotto i baffi, ci si commuove il giusto, si annuisce con quel pizzico di consapevole malinconia, ma soprattutto ci si innamora, di brutto. (E poi non venitemi a dire che non vi avevo avvertito).

Per la serie dove eravamo rimasti, ricapitoliamo: epica vendetta ai danni di capo schiavista calcolatore e di ex fidanzato stronzo opportunista. Yeah. Uno a zero per Vani Sarca, signori, che dal finale del primo libro esce trionfante come una Erinni dei reietti, in mano un nuovo contratto rimpolpato da un sacrosanto aumento, un ciuffo di capelli sempre davanti agli occhi tornato al suo biondo naturale e un secondo lavoro in polizia come consulente rimediato da un buon amico sbirro che non ha mai nascosto un certo interesse per il suo cervello.
Il guaio è che la vendetta ha un sapore dolce. Se ne assaggi una fetta, poi vuoi tutta la torta.
Perché neanche hai fatto in tempo a pareggiare i conti con un mondo miseramente classista, che intanto, mentre sei lì che ti godi una vana gloria come un cagnolino con l'osso, la ruota della fortuna è già a un nuovo giro. E se non sei tesserata tra i vip, spiacente baby, questo è il capolinea. Perché il giorno dopo ci sarà comunque un Enrico Fuschi pronto a spremerti o un Riccardo Randi che casca sempre in piedi e sempre con la bellissima femmina beta di turno al braccio.
Vani scopre che esiste un motivo preciso se la vendetta, secondo l'infallibile ricetta di Edmond Dantès, è un piatto che va servito freddo. Ogni coinvolgimento personale deve avere il tempo di essiccarsi durante la preparazione. Fiamma, rigorosamente bassa. O il tutto si guasterà molto in fretta. La verità invece, per quanto frustrante da ammettere (e che due palle!) è che Più dritta di una corda di chitarra è un ricordo che ancora brucia.
Del resto, chi vogliamo prendere in giro, la cucina, per la donna che a fine giornata chiede solo patatine al formaggio e birra scura (o Bruichladdich, il grande amore, se va di lusso) è un mistero che proprio non le interessa sondare.
Almeno finché non sarà proprio il suo lavoro di camaleontica ghostwriter a metterla spalle al muro: un ricettario di cucina insaporito da aneddoti d'altri tempi di una delle famiglie più in vista di Torino su cui per di più ancora aleggia l'ombra del delitto è un colpaccio troppo succulento perché possa sfuggire al fiuto da segugio del direttore delle Edizioni L'Erica ed è così che Vani si ritrova a doversi destreggiare tra un'ottuagenaria cuoca dalla lingua salace con un principio di demenza senile e una food-blogger in rosa confetto che pretende di darle lezione di stile.
Urge aiuto. Decisamente.
Guarda un po' il caso, chi se ne intende di torte alla nocciola e bagna cauda è lo stesso, insospettabile personaggio che sotto la scrivania del suo ufficio in commissariato tiene sempre un giallo di scorta: e di chi stiamo parlando secondo voi se non del commissario Berganza?
Sarà la compagnia insolitamente piacevole di Irma Envrin, che le mostra come in uno specchio deformato una Vani Sarca con qualche decennio in più, sarà colpa di quella ragazzina del piano di sopra, acuta, sensibile, che la adora timidamente o di un ghostwriter supponente e misantropo che le fa capire chi è sicura di non voler essere (mi è scappato il flashforward), o sarà che questa storia del cucinare non è poi così tragica se hai accanto qualcuno con cui condividere il silenzio di un sorriso; sta di fatto che qui Vani si rende conto che intorno a lei comincia a respirarsi sempre più una strana aria di famiglia. Lei, che alla famiglia si finge allergica, perché troppo presto a dovuto imparare a farne a meno. E non perché gliene sia effettivamente mancata una.
Possibile, dopo tutte le porte chiuse in faccia, dopo tutte le volte che si è vista tradita quella fiducia che pure lei non si è mai davvero stancata di concedere, possibile, per la ragazza pipistrello abituata a sentirsi sempre fuori posto, aspettarsi dalla vita qualcosa di meglio di quanto abbia mai trovato nei suoi amati libri?

Se Scrivere è un mestiere pericoloso fa doverosamente da anticamera a tutta la bellezza che verrà, Non ditelo allo scrittore segna l'ora decisiva, quando infine i nodi vengono al pettine: cosa fare di un ex ancora tra i piedi (quel bastardo piacione di Riccardo, nonostante tutto, proprio non ti riesce di odiarlo) che la sommerge di attenzioni e gesti di un romanticismo plateale? Come comportarsi, e questa è tosta davvero, davanti al veto posto da Ofelia, l'iperprotettiva sorella del commissario? E Berganza, dal canto suo, troverà mai il coraggio di chiederle di uscire?

Ecco, questa è la parte di un libro - quella che è lo scrittore a fare, e a cui peraltro andrebbe aggiunta una spiritosa, intelligente attenzione in sottotesto a quella che è a tutti gli effetti la Fiera delle Vanità 2.0, cioè l'universo mediatico, che tanto amaramente ci fa sorridere visto da fuori, tirate giù le maschere e sbugiardata l'insana logica del politically correct - questa è quella parte, dicevo, per cui puoi prendere e dire "mi è piaciuto" o "non mi è piaciuto". (A me è piaciuto DA MATTI. Lo ribadisco, metti caso non fosse chiaro). Ma ovviamente c'è anche dell'altro. Perché ovviamente c'è che, quando leggi, tu, tu lettore, sei padrone, responsabile e artefice del senso e per tenerlo insieme ti servi di tutto quello che hai a disposizione nel tuo magazzino della memoria ROM (altri libri, film, canzoni, ricordi personali... viva l'intertestualità, ne abbiamo già parlato tempo fa proprio qui, no?) o persino di quello che la schermata del presente ti offre in quel preciso istante.
Vi racconto questa cosa. Ché con gli esempi diventa tutto più semplice.
È andata che stavo leggendo questo passaggio, quello in cui l'adolescente Vani riflette sui versi di Dover Beach, in uno di quei momenti (momentacci, pardon) in cui, fuori dal perimetro color arancio caldo del mio studio personale-antro segreto-camera da letto, in casa si stava consumando il solito schifoso inferno quotidiano. Quando va così, che la vita ha da offrirti un volto buono solo da prendere a pugni, non fai tanto la schizzinosa e se tutto quello che puoi avere sono le parole di un libro, beh, cavolo, te lo fai bastare. Poi okay, ovvio che una volta rimesso piede nel mondo reale, senza più il tuo bel libro a farti da scudo, sei di nuovo una vulnerabile mortale, però chissà, magari per allora starai ancora pensando che da qualche parte c'è una Vani Sarca che sta combattendo la tua stessa battaglia. C'è speranza che con un piccolo sforzo questo pensiero ti terrà al sicuro ancora per un po'.
Niente, questo solo per dire che sì, è tutto vero, a volte i libri hanno il potere di venirti in aiuto proprio quando ne hai più bisogno. Ed ecco qua, vedete?, è così che si fa quella parte di un libro che resterà visibile solo a te.

Non soltanto la constatazione che il mondo è un posto orribile - grazie tante, quello non ha bisogno di un poeta per sentirselo dire, anche se forse un poeta lo dice meglio. Ma l'auspicio di potere almeno trovare qualcuno con cui fare squadra, un alleato su cui contare, con cui attraversare questa piana di ombre e sangue, dandosi forza e protezione a vicenda.

Scrivere è un mestiere pericoloso | Alice Basso | Garzanti Libri 2016 | 341 p. | euro 16,40

Il verdetto della Balena Parlante: ★★★★

Non ditelo allo scrittore | Alice Basso | Garzanti Libri 2017 | 316 p. | euro 16,90

Il verdetto della Balena Parlante: ★★★★★


Parole nuove: 1) bodhisattwa, derapare, dirimente, idrocele, larsen (andare in), narghilè, pitecantropo, sdilinquire, toluolo. 2) alopecia, buccinatore (muscolo), chintz, circadiano, fulmicotone, nutraceutico, paragnosta, tregenda, trimurti.

Bonus track: Il gioco dell'"Inferno e Paradiso", Soundscape 2.0






Commenti

  1. Ciao Ragazza! Qui siamo a parlare di Vani Sarca e allora bisogna mettersi comodi, preparare il caffè e magari aprire anche una scatola di biscotti, il più ricchi di grassi saturi possibile, anche se Vani preferirebbe le dixi e un super alcolico. Il terzo devo ancora leggerlo, lo tengo da parte, come dico sempre, per i momenti critici, perchè Vani mi salva la Vita. Lo stile ironico dell'autrice, la sua esuberanza e la storia piacevole e ben cpstruita mi servirà come salvagente, quando mi capiterà un momento di blocco - e accadrà, perchè a me capita spesso -
    Buona giornata fanciulla! un abbraccio

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    1. Eh. Anch'io mi ero fatta un programmino tipo il tuo. Conservatelo almeno il terzo, mi dicevo, ché poi fino ad aprile come ci arrivi? Ma niente, vabbe', è stato più forte di me. E comunque è stupenderrimo, quindi non è che mi posso lamentare più di tanto.
      Uh, a proposito, e il racconto natalizio l'hai letto? Fortissimo anche quello. Alice Basso non ne sbaglia una.

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  2. Almeno tu hai solo un paio di mesi di attesa, pensa come sto messa io che lo aspetto da un anno! Alice è una vera forza della natura. Ti unisci anche tu al #teamberganza, vero?
    Stefi

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    Risposte
    1. Stefi. Chiariamoci subito: BERGANZA. IS. THE. ONLY. WAY.
      Poi guarda, io ti ho nel cuore, te e Lea e Laura e Laura Letizia, per come tirate avanti coraggiosamente, siete d'esempio per tutti noi.

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