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THE BABY, Abigail Barnette


"Stasera. Pavillon Français. Appena varcherai la soglia sarai mia. Potrai parlare solo se interpellata. Obbedirai a tutti i miei ordini".



La mia lettura

Prima di iniziare a scrivere di questa mia lettura è assolutamente indispensabile dire due cose.
Innanzitutto che sarei ben felice di stendere un meraviglioso, profumoso tappeto di fiori ai piedi di Daniela (zia D) del blog CrazyForRomance, per avermi aperto gli occhi su una serie (qui la mia recensione) che altrimenti non avrei mai né scoperto, né amato alla follia, né letto, riletto e rileggiucchiato fino allo stordimento.
In secondo luogo, c'è una domanda che mi sta pungolando la testa da giorni: COME DIAVOLO È SUCCESSO CHE SIAMO GIÀ ARRIVATI ALL'ULTIMO LIBRO?
Ma adesso, seriamente, devo raccontarvi tutto per bene, quindi... ago, filo e mi metto diligentemente a cucire il mio cuoricino.

Scrivere la parola "lieto fine" sembra incredibilmente semplice, quando abbiamo la certezza materiale di trovarci in un mondo fatto di carta. Eppure, malgrado voltando l'ultima pagina non resti altro spazio che per gli eventuali ringraziamenti e le note sulla stampa, al vero lettore rimane tra le mani un altro tipo di certezza: solo perché l'autore ha posato la penna, non vuol dire affatto che ci abbia detto tutto. Questa è quella che possiamo definire certezza letteraria.
Se alla fine di un libro avete questa certezza, se riuscite a spingere la vostra percezione visiva oltre quel sipario abbassato, vuol dire che lo scrittore ha fatto il suo dovere.
Dopo cinque romanzi più o meno corposi, Sophie e Neil mi sono letteralmente entrati dentro, ho imparato a conoscerli e apprezzarli, nella loro "normalità" decisamente poco ortodossa, che, devo dirlo, a volte mi ha fatto storcere il naso, ma che Abigail Barnette ha tratteggiato con mano premurosa e accorta, lasciando volontariamente in sospeso qualunque giudizio di tipo morale, come se ci stesse dicendo "Ecco, questi sono loro, guardate cosa sono, senza pregiudizi o preconcetti di sorta".
Ora da onesta Book Blogger, prima di procedere, mi sembra corretto mettervi in guardia: crux disperationis per i malcapitati (io mi ci metto per prima!) che si appropinquano a scrivere una chiara, decente recensione, questo quinto capitolo presenta una sinossi al limite dell'intelligibile (non che le altre mi siano piaciute particolarmente, anzi le HO ODIATE!), compromettendo di conseguenza qualsiasi tentativo spoiler free. Chiedo dunque venia, cari lettori, e se non volete incorrere nel rischio spoiler, vi dispenso dal continuare a leggere questo post (andate con la mia benedizione!).
Fatemi contare, in quanti siete rimasti?  
E allora, voi pochi coraggiosi, siete pronti a dare, insieme a me, un'ultima sbirciatina a questo mondo tutto particolare?
Sono ormai passati tre anni da quando quella fatidica, indiavolata mattina a Porteras, Neil Elwood è tornato nella sua vita, e Sophie, a dispetto delle sue ambizioni di donna in carriera, rigorosamente single e ancor più rigorosamente senza figli, alla fine ha dovuto ammettere con se stessa il grande segreto che nessuna donna ammetterebbe mai: anche una ragazza moderna dopotutto sogna il lieto fine.
Ma cosa succede dopo il lieto fine? Come si costruisce un solido lieto inizio?
Ecco che tutto sembra finalmente andare come dovrebbe, perché la vita prima o poi deve pur prendere una sua stabilità, i suoi momenti di serenità, quella sua quotidianità così aggraziata e confortevole, e l'inaugurazione del Centro Elwood, l'orgoglio di Neil, sembra inaugurare anche un nuovo inizio per i novelli sposi; e invece proprio quella sera il destino decide di cambiare le carte in tavola e stravolgere completamente le loro vite.
Dopo quella notte, niente sarà più come prima. Prima della morte di Emma e Michael.
Neil si ritroverà distrutto, straziato, senza più una figlia e Sophie con un marito che sembra non avere più nulla in comune con l'uomo che ha sposato.     
Basteranno il suo amore e la presenza della piccola Olivia a dargli una ragione per continuare a vivere? E come potrà lei amare un uomo che stenta a riconoscere?
Il dolore era diventato ormai parte della normalità e si divincolava come una fitta al cuore, come  quando ti sembra d’avere un altro scalino davanti e invece sei già con i piedi a terra. 
Neil e Sophie scopriranno insieme che il dolore è davvero un punto di non ritorno, il dolore cambia le persone, cambia le priorità, ma quello che non può cambiare è l'inconsapevole, inarrestabile scorrere della vita.
In quei giorni la vita sembra qualcosa di estraneo, una mera apparenza.
Ma Olivia è lì, davanti ai loro occhi e ha bisogno di loro, adesso.
Era una cosa così intima, prendersi cura della figlia di qualcun altro. Avevo avuto l’impressione, e ce l’avevo ancora, che Emma fosse lì con noi e mi giudicasse perché non amavo sua figlia quanto l’aveva amata lei. Ma più stavo con Olivia, più mi rendevo conto di quanto quel pensiero fosse sciocco. Era impossibile amarla più di quanto l’avevano amata i suoi genitori, però ero sicura che non esisteva nessun bambino al mondo che potessi amare più di Olivia. Ne avevo avuto la certezza fin dal momento in cui era nata.
Non è un caso, immagino, che tra tutti e cinque i libri, proprio in questo le due parole "Ti amo" compaiano così spesso.
Quel Ti amo è tutto ciò che resta di quello che sono stati e la promessa, la speranza di quello che possono ancora essere.
Mi ha guardato negli occhi, e per la prima volta dopo molto tempo, era Neil, la persona che avevo sposato che mi stava guardando, non il Neil padre, affranto dal dolore. Nei suoi occhi verde smeraldo, potevo scorgere tutto l'amore che ancora aveva per me. Non se n'era mia andato via. Aveva semplicemente pensato che non se lo meritasse.
Con ogni probabilità queste saranno le ultime parole che spenderò per questa serie, quindi lasciatemele scegliere con cura.
Abigail Barnette, ancora una volta, ci mette davanti una storia dai temi forti, una storia di dolore e di rinascita, di riscoperta di se stessi, ma la racconta a modo suo, con il suo tono dolceamaro, con la spiccata (e, a volte, inopportuna) ironia di Sophie, un'"eroina" sicuramente atipica, ma con una sua profonda bellezza che si svela a poco a poco.
Dopo tante belle cose dette su questo romanzo, vi starete di certo lambiccando il cervello (se avete gettato una sguardo frettoloso giù in basso) nel tentativo di spiegarvi il mio giudizio così fastidiosamente nella media. Ecco, in parte è tutta colpa mia: ho una certa insofferenza per i libri che contano meno di trecento pagine, di contro a un amore spropositato per le lunghe, accurate, meravigliosamente dettagliate messe in scena, i dialoghi vivaci, plastici, brillanti. Non a caso, il mio preferito di gran lunga della serie è il terzo capitolo The Wedding: le mie quattro stelline su Goodreads gli calzano alla perfezione.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: ogni libro è un mondo che si regge su un misterioso, inspiegabile, quasi invisibile gioco di equilibri. Abigail Barnette sa muoversi con una indiscutibile abilità su questo filo sottile.  
In The Baby tuttavia questo equilibrio, nel finale (proprio nel finale!) un po' si incrina.
E tuttavia ho preso la mia decisione: la prossima volta che leggerò The Boss (che non sarà così prossima, dato che ormai conosco tutti i passaggi della serie praticamente a memoria!), voglio avere un libro vero in mano, voglio toccarlo, sottolinearlo, annusarlo, strapazzarlo. Insomma sarà un libro, saranno dei libri decisamente, pazzamente vissuti.
State dunque aspettando di sentirmi dire le paroline magiche "Vi consiglio questa serie"?
Andiamoci con i piedi di piombo, non vorrei diventare oggetto di minacce da parte di lettori amaramente delusi.
Diciamo che riformulerei la frase in questi termini più prudenti: se siete appassionati del romance e apprezzate il romanticismo non convenzionale, se vi siete già cimentati nel genere erotico o pseudo-erotico (temo sia un po' duro come primo approccio), se siete in cerca di una lettura piacevole, scorrevole, che sappia farvi ridere e sorridere, ma anche tenervi col fiato sospeso e strapparvi una lacrima al momento giusto, allora fidatevi The Boss è la serie che fa per voi. 



The baby (The Boss series #5) | Abigail Barnette | Trad. di Arianna Pelagalli e Laura Giovanna Scolari | Newton Compton Editori 2016 | 318 p. | euro 2,99 (e-book)


Parole nuove: acciaio spazzolato, ragazza alla pari, scale a sbalzo

Bonus track: Coming around again, Carly Simon. Per una coppia che fa scintille ci voleva proprio un pezzo uscito fuori dai mitici, intramontabili Ottanta. Una canzone semplice, ma di grande effetto, sulla rinascita e la riscoperta di un amore.





Il verdetto della Balena Parlante: ★★★




Commenti

  1. Rosa e BP come mai non conosco questa serie???
    Mi avete tanto tanto incuriosita, sicuramente con il vostro stile di scrittura, ma anche la storia che avete raccontato.
    Poi avrei un'amica che adora questo genere, quindi questo titolo vola in wish e nella lista regali da fare ;-)

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    Risposte
    1. Mannaggia a me e alla lingua lunga e incantatrice di BP!
      Onestamente, sarei proprio curiosa di conoscere un tuo eventuale giudizio su questa serie, che per me si è rivelata una graditissima, inaspettata sorpresa del 2015. Però, l'ho detto, non mi sento di consigliarla a tutti a cuor leggero.
      Se deciderai di leggerla e non ti piacerà, sentiti pure libera di dare tutta la colpa a me!

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  2. Ero passata per dirti che mi è piaciuto un sacco il link party!!Parteciperò sicuramente! Poi però mi sono detta: hei hei ma non ho ancora letto una sua recensione!! rimedio subito!

    Non conoscevo questa serie ma non amo troppo il genere erotico. Ho letto tutte le trame dei libri precedenti e sembrava una sorta di 50 sfumature, invece dalla tua recensione sembra un libro serio e molto intenso. Mi hai incuriosito molto sai? Se mai mi capiterà tra le mani lo leggerò!^_^

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    Risposte
    1. Non so, ho il sospetto che potrebbe non piacerti.
      Io stessa ad un certo punto del secondo libro sono stata tentata lì per lì di gettare la spugna, ma poi mi sono detta: "Va bene, vediamo dove l'autrice vuole portarmi". Non me ne sono affatto pentita.
      Quindi se vuoi dare una possibilità a questo genere, la serie "The Boss" è consigliatissima: il sadomaso è affrontato in maniera più diretta e senza mezzi termini, ma almeno è fatto con stile e serietà.

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